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Dopo anni di diatribe e opposizioni da parte dei puristi della lingua, i Paesi dell’area lusofona hanno raggiunto una storica intesa sulla riforma che unificherà l'ortografia della lingua portoghese nel mondo.
Questo processo di unificazione è stato fortemente sostenuto dalla maggioranza linguistica brasiliana: malgrado infatti il portoghese sia nato in Portogallo, è attualmente parlato da solo 10 milioni di abitanti, mentre gli oltre 200 milioni di persone nel mondo che parlano questa lingua sono per lo più brasiliani; è quindi logico che fosse questa variante, semplificata da secoli, a prevalere.
Il primo passo concreto verso l’avvio di questa riforma linguistica è stato compiuto con l’Acordo Ortográfico da Língua Portuguesa de 1990, stipulato a Lisbona dai rappresentanti dei sette Paesi in cui si parlava allora il portoghese: Angola, Brasile, Capo Verde, Guinea-Bissau, Mozambico, Portogallo e São Tomé e Príncipe. Nel 2004 giunse anche la firma del neo Stato indipendente Timor Est.
Per avere validità, l’accordo richiedeva la ratifica definitiva di tutti i Paesi: un obbligo che ha portato inevitabilmente a un nuovo rallentamento delle procedure. Il sì del Portogallo è arrivato solo nel 2008, con l’approvazione del Parlamento di Lisbona.
Se tuttavia in Brasile l’accordo è ufficialmente entrato in vigore il 1° gennaio del 2009, con un periodo di transizione di tre anni, in Portogallo la situazione è ben diversa. Non solo la transizione è di sei anni, ma ancora non c’è nulla di preciso riguardo all’inizio ufficiale dell'accordo, anche se alcuni mesi fa il Ministro dei Beni Culturali portoghese ha assicurato che non si andrà oltre il 1° gennaio 2010.
La tendenza della lingua sancita dalla riforma va in direzione di una scrittura semplificata, da sempre usata in Brasile, pur lasciando intatti tutti gli altri aspetti linguistici. La riforma modificherà infatti l’ortografia dell’1,6% di parole portoghesi e riguarderà soprattutto accenti, trattini e l'eliminazione di lettere che nella pronuncia corrente sono andate perdute, contro il solo 0,45% delle parole brasiliane. Non è quindi difficile capire perchè il Portogallo, culla della lingua ed ex potenza coloniale del passato, si sia sempre mostrato restio a questo cambiamento.
Scopo di questa semplificazione è permettere alla lingua, e ai paesi in cui è parlata, di avere un suo peso specifico maggiore in campo internazionale, soprattutto in ambito politico ed economico. Leggi tutte le news...
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