Le lingue del mondo

In questa sezione dedicata alle lingue del mondo abbiamo raccolto informazioni generali sulle caratteristiche principali di una lingua, i paesi in cui è parlata, un campione di scrittura e alcune FAQ di utilità pratica per chi ha necessitò di tradurre un documento in questa lingua.

 

Le informazioni sono state tratte da fonti disponibili sulla rete o di dominio pubblico.

 

Sono considerate lingue solo quelle ufficialmente riconosciute come tali dalla codifica ISO (clicca qui per scaricare l'elenco dei codici ISO 639).

 

Per avere maggiori informazioni sul servizio di traduzione in queste lingue e un preventivo senza impegno, clicca qui 

 

 

Elenco delle lingue:
Close All | Open All

AFRIKAANS (AF)
Famiglia di appartenenza: GERMANICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

L’afrikaans fa parte del gruppo delle lingue germaniche occidentali e presenta numerosi elementi in comune con l’olandese del XVIII secolo. In effetti, letteralmente la parola afrikaans significa africano in olandese.

Questa lingua si è sviluppata dal dialetto utilizzato dai coloni boeri e dai lavoratori della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, giunti nella Colonia del Capo alla fine del XVII secolo.

A partire dal 1815 l’afrikaans, caratterizzato ancora dall’uso dell’alfabeto arabo, inizia a sostituire il malay come lingua veicolare nelle scuole musulmane del Sudafrica e dal 1925 l’afrikaans è considerato una lingua e non più un dialetto.

Oggi l’afrikaans ricorre all’alfabeto latino e si tratta di una lingua parlata soprattutto in Namibia e Sudafrica, ma si ritrovano parlanti anche in Australia, Belgio, Botswana, Canada, Germania, Lesotho, Malawi, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Regno Unito, USA, Zambia e Zimbabwe.

Come lingua madre è utilizzata da oltre 6 milioni di parlanti, mentre come seconda lingua il numero di parlanti supera i 10 milioni.

La grammatica di questa lingua risulta piuttosto particolare: dal punto di vista verbale, l’afrikaans è caratterizzato dalla quasi totale mancanza di coniugazione del verbo e dell’imperfetto.

Presenta inoltre un unico genere grammaticale e l’uso della negazione doppia.

Il lessico di questa lingua comprende anche numerosi elementi provenienti dal bantu, dal portoghese e dal malay.

FAQ
Esistono in afrikaans dei caratteri speciali che potrebbero dare problemi di visualizzazione?
No, la lingua si basa sull’alfabeto latino e non dà problemi di visualizzazione. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in afrikaans, clicca qui
ALBANESE (SQ)
Famiglia di appartenenza: INDOEUROPEE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

La lingua albanese è parlata da oltre 4 milioni di parlanti in Albania, Jugoslavia, Bulgaria, Ucraina, Croazia, Romania, nelle regioni del Kosovo, della Macedonia e del Montenegro, nonché in alcune zone della Grecia e in Italia, presso le minoranze Arbëreshë. Sopravvivono inoltre altre comunità albanesi e arbëreshë, che mantengono vive la lingua e le tradizioni dei paesi d'origine negli USA, in Canada, in Argentina, in Egitto e in Brasile.

L'albanese è una lingua di origine indoeuropea ma, al di là dei numerosi prestiti lessicali dal greco, latino, bulgaro, turco, dovuti alla sua posizione geografica e ai continui contatti con le popolazioni vicine, non presenta affinità con gli altri gruppi del ceppo indoeuropeo.

L'alfabeto latino è stato adottato stabilmente nel 1909, dopo essere stato soggetto all'uso di segni grafici greci e talvolta turco-arabi, mentre il primo documento scritto in albanese moderno risale al 1462.

Sussistono due principali dialetti albanesi: il ghego, parlato nel nord, ed il tosco, utilizzato nel sud del paese. I dialetti parlati dalle minoranze presenti in Italia ed in Grecia sono perlopiù appartenenti alla varietà tosca, mentre gli abitanti di etnia albanese del Kosovo e della Macedonia parlano ghego. Le differenze tra questi due dialetti non sono però sostanziali, e riguardano principalmente l'aspetto fonetico. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in albanese, clicca qui    
ARABO (AR)
Famiglia di appartenenza: SEMITICHE
Alfabeto di appartenenza: ARABO

ungherese

L’arabo, all'origine, era solo uno dei tanti dialetti semitici della penisola arabica. Oggi è la lingua ufficiale nei Paesi che aderiscono alla Lega Araba ed è considerata lingua sacra impiegata nel Corano, testo sacro della religione islamica a cui aderisce più di un miliardo di musulmani.

L’arabo è parlato in Algeria, Arabia Saudita, Bahrain, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Mauritania, Marocco, Oman, Qatar, Sudan, Siria, Tunisia, Autorità Nazionale Palestinese (Cisgiordania e Gaza), Sahara Occidentale, Yemen dalla maggioranza, e in molti altri paesi, come Israele, come lingua di minoranza.

L’arabo è parlato da più di 200 milioni di persone madrelingua, collocandosi per questo al sesto posto tra le lingue più parlate al mondo, prima del francese e del tedesco. È inoltre una delle lingue ufficiali delle Nazioni Unite.

Molte lingue non semitiche, in passato, hanno usato la scrittura araba: è il caso del persiano, del turco, del maltese e del wolof in Africa. Ancora oggi, il persiano ed altre lingue indoeuropee usano i caratteri arabi per la loro scrittura.

La lingua araba ha la particolarità di essere molto ricca di consonanti e povera di vocali. Grazie alla lettura del Corano, sempre identica nei secoli, l’arabo ha conservato intatta questa ricchezza di suoni evitando l'usura fonetica subita generalmente dalle altre lingue nel corso della loro evoluzione.

L’alfabeto consiste di 28 lettere (di cui ben 17 hanno un suono completamente diverso rispetto all’alfabeto italiano), più un grafema particolare (hamza). Tre di queste lettere hanno un valore semi-consonantico (o semi-vocalico), servendo anche a indicare l'allungamento degli unici tre suoni vocalici esistenti nell'arabo classico (fusha).

In realtà, nei vari dialetti i suoni vocalici "e" e "o" trovano appieno accoglienza. Questo rende particolarmente ardua la soluzione della traslitterazione in alfabeto latino. Sarebbe auspicabile, per uniformità, usare con coerenza il sistema "classico". Questo per evitare le varietà fonetiche che si presentano numerose, a seconda delle nazioni arabofone, tanto che più che di diglossia (differenza fra lo scritto e il parlato) si dovrebbe parlare di pluriglossia.

Le vocali brevi (a, u, i) sono indicate da tre diversi segni posti sopra o sotto la consonante che precede immediatamente quella vocale: un piccolo tratto obliquo (detto fatha) posizionato al di sopra della lettera, che in tal modo prende come vocale la "a", un secondo tratto identico (detto kasra) ma posizionato al di sotto della lettera, che in tal modo prende come vocale la "i" e una sorta di piccolo nove con coda più accentuata (detto damma) posizionato al di sopra della lettera, che in tal modo prende come vocale la "u". A quanti già conoscono la grammatica e i vocaboli della lingua araba basta l’ossatura delle parole, cioè le sole consonanti, per leggere e capire correttamente testi scritti senza l’indicazione delle vocali. Solo su dizionari, libri scolastici, nel Corano, in letteratura, dove cioè si sente la necessità di garantire precisione assoluta alla lettura, si appongono i segni suddetti ed eventuali altri segni che indicano raddoppiamenti di vocali ecc.

L'arabo si scrive e si legge da destra a sinistra. Questo comporta che i libri siano rilegati a destra, e quindi sfogliati al contrario rispetto a quelli a cui siamo abituati: la copertina si trova cioè dove di solito noi inseriamo il retro di copertina, e anche le eventuali immagini inserite nel testo sono collocate in posizione speculare.

La scrittura è solo corsiva e non esistono le maiuscole. La forma delle lettere varia leggermente secondo la loro posizione: all'inizio, nel mezzo o alla fine della parola. Alla fine della riga le parole arabe non si dividono mai, ma le loro lettere si stringono o si allargano in modo da far entrare nello spazio dato la parola al completo.

L’arabo è caratterizzato dalla presenza di due generi, maschile e femminile, dalla concordanza dell'aggettivo con il nome, dall'esistenza delle preposizioni e dell'articolo. Presenta tre numeri, singolare, plurale e duale; quest'ultimo si usa quando sono presenti due soggetti. I plurali dei nomi si formano in modo spesso irregolare. Il verbo è situato davanti al soggetto. L'aggettivo si usa sempre dopo il nome. I pronomi personali complemento si legano alla fine del verbo.

Per quel che riguarda le cifre, gli arabi appresero dagli indiani il sistema di numerazione posizionale decimale (basato cioè sul concetto di zero), e lo trasmisero agli europei durante il Medioevo (perciò ancora oggi i numeri scritti con questo sistema sono detti numeri arabi, ma European numerals in inglese). Tuttavia, mentre la scrittura araba decorre da destra a sinistra, i numeri decorrono in senso inverso, da sinistra a destra. Nei Paesi arabi oggigiorno si utilizzano sia i numeri arabi sia i cosiddetti numeri indiani (cioè i numeri scritti con l’alfabeto arabo, Arabic numerals in inglese). Da notare però che, dal momento che il punto nei numeri indiani corrisponde allo zero, nei numeri arabi sia le migliaia che i decimali si separano con la virgola.

In Libia, invece, si utilizzano sempre i numeri arabi.

L'arabo, pur essendo una lingua omogenea, costantemente preoccupata della sua purezza, è diffusa su una superficie talmente vasta che ha subito variazioni dialettali importanti, ma non tali da pregiudicare la comprensione tra le diverse varianti: un algerino che parla arabo viene compreso perfettamente anche da un egiziano, o un siriano, e viceversa.

FAQ
Un file in arabo in formato .doc per Windows è leggibile anche da Macintosh?
E’ leggibile se si utilizza un Word Processor come TextEdit; per il momento Word per Macintosh non consente la lettura di testi bidirezionali.

Quando si traduce in arabo, è necessario traslitterare i nomi propri e le sigle?
In molti casi è preferibile traslitterare i nomi propri (per es. i nomi di persone) in arabo, vale a dire riprodurre il suono che ha il nome nella lingua originale utilizzando i caratteri dell’alfabeto più appropriato. In altri casi, per esempio per le sigle, o per nomi di marchi commerciali, si preferisce riportarle invariate.

Esiste una differenza in arabo tra minuscolo e maiuscolo?
No, il maiuscolo non esiste.

In arabo vengono usati corsivo e grassetto?
Normalmente il corsivo non è usato. Possono esserci casi specifici in cui viene richiesto, ma in questo caso si trattad ella legatura dei caratteri (che simula la scrittura a mano) e non l’inclinazione. Il grassetto è usato, e grazie al miglioramento dei programmi di videoscrittura in arabo, non è necessario cambiare font.

L’arabo si scrive solo da destra a sinistra o sono possibili altre direzioni?
L’arabo è una lingua bidirezionale: le parole si scrivono e si leggono esclusivamente da destra a sinistra, ma se all’interno del testo sono inserite parole per esempio in alfabeto latino, o cifre, queste decorrono normalmente da sinistra a destra.

Esistono in arabo delle regole per la divisione in sillabe?
No, la divisione in sillabe in arabo non esiste e non è possibile. La scrittura a computer prevede che i segni che rappresentano le lettere si allunghino fino a raggiungere la giustezza desiderata, piuttosto che spezzare le parole usando la sillabazione.

Quando si traduce in arabo per esempio un bilancio, è necessario traslitterare le cifre utilizzando i numeri indiani?
Non è indispensabile ma è più usuale, in quanto nel mondo arabo si predilige la scrittura con i numeri indiani. Tuttavia nei rapporti con l’occidente spesso si preferisce, per comodità e per poter controllare facilmente i dati numerici, accettare i numeri arabi. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in arabo, clicca qui
BASCO (EU)
Famiglia di appartenenza: BASCHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Il basco, o euskera, non appartiene al gruppo delle lingue indoeuropee e, non avendo analogie con nessun'altra lingua, né "parentele conosciute" come il francese e lo spagnolo, lo si può definire come unico sopravvissuto all'invasione indo-europea, un vero e proprio enigma per linguisti e glottologi, che a tutt’oggi la definiscono una lingua completamente indipendente.

È parlato da circa 600 mila persone nel nord della Spagna (nel País Vasco spagnolo e nella zona al nord di Navarra) e nell’estremo sud-ovest francese (Paese Basco francese) nel Département des Pyrénées Atlantiques, anche se anticamente il suo ambito linguistico arrivò a coprire la zona di Aquitania e i Pirenei Centrali e sembra anzi avere avuto una grande influenza sul sistema vocalico del castigliano.

Per quasi 40 anni di proibizione per il regime franchista e la conseguente persecuzione e criminalizzazione di chi parlava la lingua basca, nel secolo scorso il basco fu quasi sul punto di scomparire. Era fatto divieto di battezzare bambini con nomi tipicamente baschi, esporre insegne e segnali in lingua basca e l'Accademia della lingua basca ottenne un riconoscimento solo nel 1976. Solo alla fine degli anni ’50 e ai principi degli anni ’60 il basco cominciò a rifiorire. Con l’arrivo della democrazia, la Costituzione del 1978 e l’Estatuto di Gernika riprendono la loro co-ufficialità nel Paese Basco, dove il basco è gradatamente tornato alla vita pubblica. La lingua viene denominata “euskera” poiché sorge la necessità di unire i nuovi dialetti sotto un insieme di norme linguistiche.

Il popolo basco attribuisce così tanta importanza alla sua lingua da autodefinirsi ed autoidentificarsi soprattutto in base all’idioma.

È infatti con Euskal Herria che la comunità si immedesima con la propria lingua, visto che etimologicamente i due termini equivalgono a "popolo della lingua basca" e stanno quindi a identificare sia la popolazione che il Paese. Le parole Euskal Herria abbracciano oggi in lingua basca le province di Araba, Gipuzkoa e Bizkaia in territorio spagnolo, quelle di Lapurdi e Zuberoa in territorio francese e quella di Navarra, ripartita tra i due stati.

Il rischio per la lingua basca, che negli ultimi anni ha visto incrementare il numero di parlanti nella parte meridionale del Paese Basco, è che l'euskera diventi definitivamente una lingua di solo ambito universitario e cessi di essere quella lingua della strada parlata da tutti che darebbe ragione ai baschi stessi, che identificano il proprio popolo con la lingua nazionale.

Per contrastare questa tendenza, manifestatasi già dagli anni settanta, è nato il movimento, dapprima clandestino e poi legalizzato, delle Ikastola, ossia le scuole private che impartiscono l'insegnamento in lingua basca.

Come il catalano e il galiziano, per esempio, il basco gode di status ufficiale nell’Unione europea, dove dal 1° gennaio 2007, d'intesa con il governo spagnolo, si comincerà a pubblicare in basco anche certi atti legislativi secondari.

FAQ
I caratteri della lingua basca possono dare problemi di visualizzazione o di stampa su Word?
No, la lingua utilizza l’alfabeto latino senza alcun carattere speciale, pertanto non ci sono problemi di visualizzazione né di stampa. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in basco, clicca qui
BRETONE (BR)
Famiglia di appartenenza: CELTICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

La lingua bretone è conosciuta come idioma celtico insulare appartenente al gruppo britannico. Presenta somiglianze con l’irlandese e il gallese e, come le altre lingue celtiche, fa parte della famiglia indo-europea.

Unica tra le lingue celtiche ad essere parlato nel continente europeo, il bretone è usato in Francia, più precisamente in una parte della Bretagna, da circa 300.000 parlanti. In Bretagna sono state identificate due principali aree linguistiche: ad est, si trova la Bretagna superiore, dove si utilizzano alcuni dialetti neolatini. Ad ovest, ovvero nell’area che comprende Finistère, Morbihan e Côtes d’Armor, si trova la Bretagna inferiore, in cui appunto viene parlato il bretone.

Il bretone non è una lingua ufficiale e, come tutte le lingue celtiche moderne, si serve dell’alfabeto latino.

Il bretone fu la conseguenza di una forte emigrazione avvenuta nel quinto secolo dalla Gran Bretagna e, in particolare, da Galles, Cornovaglia, Devon: l'Armorica diventò infatti la Bretagna ("Piccola Bretagna") e il bretone, la sua lingua. Successivamente, si assiste ad una particolare fioritura del bretone intorno alla metà del XVII secolo, in seguito alla pubblicazione di numerose grammatiche e di una vasta letteratura di opere teatrali, leggende e ballate.

Il declino del bretone è particolarmente significativo soprattutto dalla fine dell’800. Durante la III Repubblica, infatti, si assiste ad un pesante intervento del Ministero della Pubblica Istruzione, che mira a far scomparire questa lingua minoritaria vietandone l’insegnamento nelle scuole.

Con la legge Deixonne del 1951 invece il bretone è riconosciuto come materia scolastica. Tra gli anni ’70 e ’90, questa lingua conosce nuovamente un periodo di crisi, e se negli anni Quaranta i parlanti erano stimati circa un milione, oggi la cifra si è ridotta di circa la metà.

Tuttavia ai giorni nostri si assiste ad un certo aumento d’interesse per l'apprendimento della lingua bretone. All'università la laurea in lingua bretone è stata creata nel 1981. Esistono anche alcune trasmissioni televisive e radiofoniche in bretone.

Come le altre lingue celtiche, anche il bretone presenta il tratto caratteristico della mutazione consonantica. La consonante iniziale (per esempio la b o la m) si trasforma se preceduta da determinati suoni. Un'altra particolarità è rappresentata dal cambiamento vocalico all'interno della parola, quando quest’ultima è utilizzata al plurale.
Come il gallese, anche il bretone ha perso molte desinenze di caso dei nomi; la flessione dei verbi, invece, risulta particolarmente complicata.

Rispetto al gallese e al cornico, il bretone si distingue in particolare per l’uso delle nasali e per la presenza di numerosi prestiti del francese. Possiede solo due generi, maschile e femminile. Il verbo si colloca sempre all’inizio della frase, e l’agente viene espresso per mezzo del passivo impersonale.

FAQ
Esistono in bretone dei caratteri speciali che potrebbero dare problemi di visualizzazione?
No, la lingua si basa sull’alfabeto latino e non dà problemi di visualizzazione. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in bretone, clicca qui
BULGARO (BG)
Famiglia di appartenenza: SLAVE
Alfabeto di appartenenza: CIRILLICO

ungherese

Il bulgaro è una lingua indoeuropea del ceppo slavo meridionale. È la lingua ufficiale della Bulgaria ed è parlato da circa 9 milioni di persone in almeno 70 paesi nel mondo, come Grecia, Israele, Canada, Moldavia, Romania, Stati Uniti, Serbia, Turchia, Ungheria e Ucraina.

La lingua bulgara è la più antica lingua scritta e letteraria tra quelle slave. L'evoluzione della lingua si suddivide in tre fasi: l'antico bulgaro, del quale si servirono sul finire del sec. IX i S.S. Cirillo e Metodio per tradurre in slavo la Bibbia; il medio bulgaro nel corso dei sec. XI-XIV; infine il bulgaro moderno, che si è conformato a lingua letteraria nell'ottocento prendendo come modello il russo.

L'alfabeto utilizzato è il cirillico, con alcuni caratteri speciali per rappresentare suoni propri della lingua. Le lettere sono trenta.

Attualmente il bulgaro presenta diverse singolarità nel quadro linguistico slavo: l’uso di un articolo definito che è suffisso al nome, come in rumeno e in macedone; la tendenza alla perdita della declinazione, ossia ad esprimere i diversi casi per mezzo di preposizioni, invece che con desinenze diverse (una delle poche tracce dei casi è il vocativo che viene tuttora usato specialmente con i nomi propri maschili); la scomparsa dell'infinito, com'è avvenuto nel greco moderno. Lo spirito analitico della lingua si manifesta anche nella coniugazione perifrastica per il tempo futuro, che ricorre al solito verbo di volontà come ausiliare.

Esistono in bulgaro tre diversi generi grammaticali: maschile, femminile e neutro. Il genere del nome è determinabile attraverso la sua desinenza.

I contatti storici e commerciali con greco e turco fanno sì che siano presenti termini provenienti da queste lingue in bulgaro più che in altre lingue slave meridionali. Inoltre, l'anello di congiunzione fra il bulgaro e il serbo è rappresentato dal macedone, considerato ora una lingua, ma che per altri rimane pur sempre un dialetto bulgaro.

FAQ:
L’alfabeto bulgaro è esattamente identico a quello russo?
No, ci sono alcune lettere in più e alcune in meno. Inoltre, la pronuncia di alcune lettere in bulgaro è diversa. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in bulgaro, clicca qui
CATALANO (CA)
Famiglia di appartenenza: ROMANZE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Il catalano è una lingua romanza, nata dal provenzale, parlata da diversi milioni di persone (da 6 a 10, a seconda delle fonti) in parte della Spagna, Francia, Andorra e ad Alghero, in Sardegna.

Nei secoli passati era la lingua della corte di Aragona; i primi spagnoli che arrivarono in Sardegna parlavano infatti catalano. Dopo secoli di produzione letteraria, iniziò un periodo di decadenza intorno al 1600 in cui acquisì maggior prestigio il castigliano. Nei primi anni del 1800 vi furono vari tentativi di recuperare e promuovere l'uso del catalano, dai più considerato ormai un dialetto. Nei primi del '900 Pompeu Fabra portò a termine l'unificazione della grafia (normalizzazione). Questo diede un forte impulso alla produzione libraria, teatrale, alla stampa e quindi al riconoscimento del catalano come lingua. Durante la dittatura franchista l'uso del catalano tornò ad essere proibito e si propagandò la visione del catalano come dialetto.

Con il recupero delle libertà democratiche, la costituzione del 1978 riconosce la pluralità linguistica e stabilisce che le lingue spagnole diverse dal castigliano possono essere ufficiali, in base agli statuti di autonomia. Gli statuti della Catalogna (1979) e delle Isole Baleari (1983) riconoscono pertanto il catalano come lingua propria di questi territori e la dichiarano lingua ufficiale insieme al castigliano; la stessa decisione è stata presa, con la denominazione legale di valenciano, anche dalla Comunità Valenciana (1982). Parallelamente, la costituzione di Andorra (1993) statuisce che il catalano è la lingua ufficiale dello Stato. Grazie agli statuti, i parlamenti autonomi della Catalogna, delle Isole Baleari e della Comunità Valenciana approvarono, tra il 1983 e il 1986, delle leggi a sostegno della lingua catalana che permisero di inserirla nella scuola, nell’amministrazione e nei mezzi di comunicazione istituzionali. Nel 1998 il parlamento di Catalogna ha approvato una nuova legge con l’obiettivo di promuovere l’uso del catalano nella sfera economica, nelle industrie culturali e nei media privati.

Si può dire che la normalizzazione ha portato ad una scrittura basata sulle varianti occidentali (València, Lleida) pronunciata secondo le varianti centrali-orientali (Barcellona).

Rispetto allo spagnolo, il catalano è caratterizzato dalla mancanza di molti vocaboli arabi e dalla sopravvivenza invece di molte parole derivanti dal francese e dall'occitano, come ad esempio i verbi in -c alla prima persona del presente.

Alcune moderne varianti quali il balearico o il dialetto locale di Cadaquès, usano gli articoli es/so/sa derivati dal latino ipsu(m)/ipsa(m) proprio come avviene per il sardo. Il resto usa lo o el.

Le principali differenze rispetto alla lingua spagnola sono di natura fonetica ed ortografica. In particolare si segnala la pronuncia di e/a non accentate come vocali neutre; la pronuncia di o non accentata come u; la presenza di s sonora, assente in castigliano; la perdita di n finale dei nomi e aggettivi singolari, che ha portato a parole tronche; la r finale non pronunciata; il suono sh rappresentato con le grafie ix, x; la presenza di numerosi digrammi quali tg, tj, tx, ig; il digramma ll pronunciato gli; il digramma ny pronunciato gn.

Dal punto di vista morfologico, il catalano è caratterizzato dalla presenza di plurali femminili in –es e di plurali maschili in –s, da una forma di passato remoto composto, dall’uso di tre forme (base, debole, rinforzata) per ogni pronome personale e dalla presenza di un pronome personale neutro (come in occitano).

Curiosamente alcuni vocaboli del catalano si ritrovano nel dialetto veneto.

Come il galiziano e il basco, nel 2005 il catalano è stato anche riconosciuto come lingua co-ufficiale dell'Unione Europea, dove a partire dal 1° gennaio 2007, d’intesa con il governo spagnolo, si comincerà a pubblicare alcuni testi anche in catalano.

FAQ
Esistono in catalano dei caratteri speciali che potrebbero dare problemi di visualizzazione in Word?
No, i caratteri speciali in catalano non danno alcun problema di visualizzazione in Word su entrambe le piattaforme Macintosh e Windows. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in catalano, clicca qui
CECO (CS)
Famiglia di appartenenza: SLAVE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

La lingua ceca fa parte delle lingue slave occidentali, insieme al polacco, al serbo e allo slovacco; con quest’ultimo, in particolare, ha legami molto stretti e condivide numerosi aspetti.

È parlato dalla maggioranza degli abitanti della Repubblica Ceca (10 milioni) ed in totale nel mondo da circa 12 milioni di persone fra Slovacchia, Croazia, Austria, Polonia e Germania.

Il ceco usa l’alfabeto latino, modificato per corrispondere meglio ai fonemi specifici cechi.

Tra le lingue slave, il ceco è considerato una delle lingue più difficili da imparare: la sua complessità deriva dall’estesa morfologia e dal libero ordine sintattico favorito da 7 casi di declinazione: nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo, locativo, strumentale, che esprimono per mezzo di desinenze le relazioni di numero e di caso.

In ceco non esiste l’articolo. Per sopperire a questa mancanza, i nomi vengono declinati in base a caso, numero e genere. La loro combinazione dà ad ogni parola il giusto ruolo logico all’interno della frase. I sostantivi distinguono tre generi, maschile, femminile e neutro, e due numeri, il singolare e il plurale.

Utilizzando i casi per indicare la categoria logica della frase, il ceco tende a lasciare un discreto livello di libertà nella costruzione sintattiva, pur appoggiandosi come base al modello Soggetto-Verbo-Oggetto.

Gli aggettivi cechi, come in italiano, si accordano al nome a cui sono legati per genere, numero e anche a seconda del caso. Generalmente tendono a precedere il sostantivo a cui si legano ma non è impossibile trovarli dopo il sostantivo.

I pronomi personali presentano una declinazione a parte, specifica per essi.
Il pronome soggetto al nominativo non è necessario in quanto sottinteso dal verbo stesso, sebbene si possa utilizzare per enfatizzare la frase. La seconda persona singolare è strettamente legata a rapporti confidenziali. In tutte le situazioni formali si utilizza la seconda persona plurale, in altre parole si da del «voi».
Negli altri casi ogni pronome ha due forme minimo, una per l'uso isolato, e una, la seconda, usata generalmente con le preposizioni che reggono il caso.

I tempi sono solo 3: presente, passato e futuro.

Dal punto di vista lessicale, le somiglianze rispetto allo slovacco sono numerose e le principali differenze si registrano a livello di ortografia e pronuncia. Dal punto di vista grammaticale, invece, lo slovacco presenta una grammatica più semplice, dato che ha una tradizione letteraria più giovane. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in ceco, clicca qui
CINESE (ZH)
Famiglia di appartenenza: ASIATICHE
Alfabeto di appartenenza: CINESE

ungherese

Il cinese è parlato da circa 1,3 miliardi di persone, quasi un quinto della popolazione mondiale: è quindi la lingua più parlata al mondo, davanti a inglese e hindi. È lingua ufficiale della Repubblica Popolare Cinese e di Taiwan ed è parlato anche a Singapore, in Indonesia, Malaysia, parti del Giappone, Corea del Nord, Corea del Sud e Filippine.

La complessità insita nel rapporto tra cinese scritto e cinese parlato è dovuta al fatto che, mentre il parlato ha subito numerose modifiche nel corso dei secoli sin dalla tarda dinastia Han, il cinese scritto è cambiato in misura meno marcata.

Il cinese parlato comprende numerosi dialetti la cui diversità è tale da rendere la comunicazione reciproca pressoché impossibile sul piano dell’oralità. A titolo esemplificativo, le differenze fonetiche e lessicali potrebbero essere paragonate a quelle esistenti tra le lingue romanze. La maggior parte dei cinesi (867,2 milioni di persone) parla il cinese mandarino (Putonghua = lingua comune).

Il cinese è una lingua tonale, cioè il tono con cui si pronuncia una parola viene usato per distinguerla da un’altra e presenta una radicale difformità con i principi della grammatica delle lingue europee, per esempio non sono presenti tempi verbali, generi e numero, ma piuttosto regole di riduplicazione e suffissi di completamento e specificazione dei verbi.

Il sistema di scrittura ideografico è riconducibile ad oltre 4000 anni fa e i suoi caratteri sono costituiti da grafemi, per quanto riguarda la parte scritta; morfemi, per il loro significato e fonemi, per la pronuncia. Solo prendendo in considerazione queste valenze è possibile valutare appieno la complessità di una scrittura rimasta pressoché immutata nel corso del tempo.

Il cinese scritto moderno presenta fondamentalmente due varianti, la forma semplificata e quella tradizionale. Un carattere scritto nella forma tradizionale ha in genere una rappresentazione più complessa rispetto alla forma semplificata. Il cinese tradizionale fa uso infatti di circa 13.000 caratteri, mentre quello semplificato ne ha più o meno 8.000. Circa 5.800 caratteri sono comuni a entrambe le lingue.

Il governo cinese ha introdotto e incentivato l’uso del cinese semplificato a partire dal 1956 (dopo la fondazione della Nuova Cina) e oggi questa variante è la lingua scritta usata nella Repubblica Popolare Cinese (RPC) e Singapore, ed è una delle lingue ufficiali delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali. Il cinese tradizionale invece è in uso a Taiwan, Hong Kong e Macao.

Occorre precisare tuttavia che, anche se la Repubblica Popolare Cinese utilizza principalmente i caratteri semplificati, la variante tradizionale resta in uso per scopi culturali o per documenti destinati a eventi ufficiali, come spiegato dalla Legge della Repubblica Popolare Cinese sulla lingua nazionale e sui caratteri comuni.

Curiosità: il calendario cinese
In Cina sono contemporaneamente in uso due diversi sistemi di calendario, quello gregoriano (Occidentale), usato per scopi ufficiali, e quello tradizionale, un tipo di calendario lunare o meglio lunare-solare simile, per molti aspetti, al calendario ebraico. L’inizio di ciascun mese avviene ad ogni fase di luna nuova, considerata tale dai cinesi nel momento della congiunzione della Luna con il Sole, ovvero quando la Luna è completamente invisibile, per le zone in prossimità del meridiano a 120 gradi a est di Greenwich (il meridiano delle coste orientali della Cina).

Nel calendario cinese tradizionale gli anni sono contati seguendo un ciclo di 60 anni. Fino al 1911 venivano contati partendo dal momento dell'ascesa al trono di ogni imperatore. Ad ogni anno è assegnato un nome composto da due parti: una radice celeste, intraducibile, e un ramo terrestre, comprendente 12 parole corrispondenti a nomi di animali (topo, bue, tigre, coniglio, drago, serpente, cavallo, pecora, scimmia, gallo, cane, maiale).

I nomi degli anni vengono creati partendo dal primo nome celeste e dal primo terrestre, e utilizzando successivamente i secondi, i terzi, ecc. delle due liste; quando si arriva all'ultimo di una delle due liste, si ricomincia dal primo di quella lista. In questo modo è possibile costruire 60 combinazioni, ossia 60 nomi di anni, che sono quelli che compongono un ciclo completo.
Si usa contare questi cicli sessantennali a partire dal 2637 a.C., quando, secondo la tradizione, fu inventato il calendario cinese (in realtà dovrebbe avere circa duemila anni).

FAQ
È possibile scrivere in cinese con un PC dotato di sistema operativo in una lingua occidentale?
Sì, è possibile grazie al sistema IME (Input Method Editor), un programma che consente agli utenti di scrivere caratteri complessi (come nel caso appunto del cinese, giapponese, coreano, ecc.), usando un computer con sistema operativo in lingua occidentale e una tastiera occidentale standard. Il termine IME è generalmente usato nel contesto Microsoft Windows. Gli altri sistemi operativi possono utilizzare acronimi differenti, per esempio, Input Method per Mac OS, FEP per MS-DOS, o XIM per X Window System.

Un file in cinese in formato .doc per Windows è leggibile anche da Macintosh?
Sì, ma solo a partire dal sistema operativo Mac OS X – Word 2004, e solo se i font di sistema sono installati correttamente. Per quanto riguarda l’uso di altri programmi, la compatibilità deve essere verificata di volta in volta in quanto dipende dal tipo di programma, dalla versione e dai font utilizzati.

Quando si traduce in cinese, è necessario traslitterare i nomi propri e le sigle?
In molti casi è preferibile traslitterare i nomi propri (per es. i nomi di persone) in cinese, vale a dire riprodurre il suono che ha il nome nella lingua originale utilizzando i caratteri dell’alfabeto più appropriato. In altri casi, per esempio per le sigle, o per nomi di marchi commerciali, si preferisce riportarle invariate.
Occorre tuttavia fare molta attenzione nel traslitterare nomi di persone e ancor più marchi e prodotti, in quanto ogni “suono” in cinese è portatore di significato e spesso si incorre inconsapevolmente in scelte negative che provocano effetti assolutamente controproducenti.

Esiste una differenza in cinese tra minuscolo e maiuscolo?
No, la grafia degli ideogrammi non varia.

In cinese vengono usati corsivo, grassetto e simili?
Sì. In cinese si usano grassetto e corsivo e attualmente, grazie al continuo miglioramento dei programmi di videoscrittura in cinese, non è necessario cambiare font.

Il cinese si scrive solo in orizzontale (da sinistra a destra) o sono possibili altre direzioni?
Il cinese tradizionale si scrive in verticale, dall’alto verso il basso e il senso di lettura è da destra verso sinistra. Anche quando è scritto in orizzontale, nella lettura si procede da destra a sinistra. Questo stile di stampa è tuttora utilizzato a Taiwan e Hong Kong, anche se numerose pubblicazioni sono stampate da sinistra a destra come le lingue occidentali. I quotidiani, per esempio, sono stampati dall’alto verso il basso e i titoli orizzontali vanno da destra a sinistra. Il cinese semplificato invece si legge nella quasi totalità dei casi da sinistra a destra.

Esistono in cinese delle regole per la divisione in sillabe?
Sì, in generale le sillabe consistono nel morfema stesso, e dal momento che ogni morfema ha un senso compiuto, si può dividere il testo dove si vuole. Esistono casi tuttavia in cui nella trascrizione fonetica in caratteri latini (pinyin) la pronuncia di due morfemi è identica a quella di un morfema solo (omofono). Per evitare incomprensioni si è adottata la regola di separare tali trascrizioni con un apostrofo, distinguendo quindi i due morfemi. È il caso ad esempio delle città a nome Xi’an (sillabe separate da un apostrofo per indicare che sono due morfemi) e xian che invece è un solo morfema e significa 'prima'....

Come si scrivono le cifre in cinese?
Le cifre in cinese vanno traslitterate, ovvero scritte utilizzando gli ideogrammi dell’alfabeto cinese. Tuttavia i numeri arabi sono impiegati e compresi da tutti.

Un testo come per esempio una presentazione aziendale, deve essere tradotto in cinese tradizionale o semplificato?
L’uso del cinese tradizionale è obbligatorio per Taiwan, ma può essere preferibile anche in RPC, in quanto conferisce al testo maggiore valenza, più “smalto”. È tuttavia necessario valutare ogni singolo caso e prendere una decisione prima di iniziare il progetto di traduzione, in quanto le due varianti non sono intercambiabili. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in cinese, clicca qui
COREANO (KO)
Famiglia di appartenenza: ALTAICA
Alfabeto di appartenenza: HANGEUL

ungherese

Il coreano è parlato prevalentemente in Corea del Nord e Corea del Sud, ma anche in altri 18 paesi, da circa 78 milioni di persone.

È una lingua antica, conosciuta in Corea da oltre 2000 anni.

Dopo un lungo periodo in cui la lingua veniva scritta utilizzando tre diversi alfabeti, a partire dal XV secolo la lingua coreana utilizza una propria scrittura, l'hangeul.

La classificazione della lingua coreana è ancora oggi discussa. Tuttavia, buona parte dei ricercatori sostiene l'appartenenza del coreano al gruppo delle lingue altaiche.

A lungo sostenuta nella storia è una possibile parentela con il giapponese, con cui il coreano condivide numerosi tratti dal punto di vista strutturale e grammaticale (anche se non sussistono praticamente somiglianze lessicali). In parte questa parentela linguistica viene negata in ragione delle difficili relazioni storiche tra le due nazioni, al punto che dopo l’occupazione giapponese della Corea, sono pressochè spariti anche i prestiti lessicali ancora presenti nella lingua coreana.

La tesi approntata dal coreanista tedesco Andre Eckardt, secondo la quale la lingua coreana sarebbe addirittura imparentata con le lingue indoeuropee, non viene oggi più considerata accettabile dalla maggior parte degli studiosi.

Anche una parentela con il cinese è da escludersi, visto che il coreano non ha alcun tratto in comune con le lingue del gruppo sino-tibetano. Le parole sino-coreane scritte con i caratteri cinesi sono infatti prestiti entrati nell'uso in seguito agli stretti rapporti culturali esistenti con la Cina, senza che tra le due lingue possano esistere relazioni di parentela. È tuttavia un dato di fatto che il 70% del vocabolario coreano derivi dal cinese.

A livello lessicale si notano inoltre prestiti dall’inglese, particolarmente in Corea del Sud, e rari prestiti dal tedesco.

Il coreano è oggi una lingua unitaria, che non presenta varietà regionali. È una lingua agglutinante.

Le sue principali peculiarità sono le rigide regole della morfologia verbale e dei suffissi onorifici. Sia il verbo che il sostantivo possono essere marcati morfologicamente all'interno di una frase, a seconda degli atti linguistici utilizzati e dal valore topologico, con l’aggiunta di prefissi, suffissi e infissi per i verbi e di posposizioni per i sostantivi.

I verbi coreani si dividono in due gruppi principali: verbi d'azione, che descrivono attività in corso di svolgimento e verbi di qualità, che caratterizzano proprietà o condizioni e quindi anche la funzione dell'aggettivo.

Il sistema coreano dei gradi di cortesia è piuttosto complesso. Il verbo coreano descrive infatti attraverso forme diverse il contesto sociale della comunicazione. Per questo, le forme di cortesia assumono una posizione determinante in base al rapporto tra il parlante e l'ascoltatore oppure con il soggetto della frase. Nella scelta della forma di cortesia non ha in principio molta importanza il rapporto di conoscenza tra interlocutori. Parallelamente ai cambiamenti nella struttura sociale, si sta arrivando al livellamento e alla svalorizzazione delle forme di cortesia.

I sostantivi coreani non hanno sostanzialmente né genere né numero né caso. Tuttavia, a seconda della necessità, si può aggiungere una marca grammaticale corrispondente come posposizione.

FAQ
È possibile scrivere in coreano con un PC dotato di sistema operativo in una lingua occidentale?
Sì, è possibile grazie al sistema IME (Input Method Editor), un programma che consente agli utenti di scrivere caratteri complessi (come nel caso del giapponese, cinese, ecc.), usando un computer con sistema operativo in lingua occidentale e una tastiera occidentale standard. Il termine IME è generalmente usato nel contesto Microsoft Windows. Gli altri sistemi operativi possono utilizzare acronimi differenti, per esempio, Input Method per Mac OS, FEP per MS-DOS, o XIM per X Window System.

Un file in coreano in formato .doc per Windows è leggibile anche da Macintosh?
Sì, ma solo a partire dal sistema operativo Mac OS X – MS Word 2004, e solo se i font di sistema sono installati correttamente. Per quanto riguarda l’uso di altri programmi, la compatibilità deve essere verificata di volta in volta in quanto dipende dal tipo di programma, dalla versione e dai font utilizzati.

In quale direzione si scrive il coreano?
Il coreano può essere scritto in orizzontale (da sinistra verso destra) o in verticale, ma in questo caso cambia il senso e si procede da destra verso sinistra.

Esiste una differenza in coreano tra minuscolo e maiuscolo?
No, il maiuscolo non esiste. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in coreano, clicca qui
CORSO (CO)
Famiglia di appartenenza: ROMANZE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Il corso è una lingua neolatina parlata in Corsica e, come variante, in Gallura (Sardegna).

È utilizzato in Corsica da circa 90.000 parlanti, mentre la variante gallurese è parlata da circa 80.000.

Il corso è riconosciuto come lingua autonoma nel gruppo delle lingue neolatine e, inoltre, come Lingua Regionale dello Stato Francese. Contiene diversi francesismi, anche se presenta numerosi punti di contatto con i dialetti del gruppo toscano in Italia.

Si tratta di una lingua utilizzata essenzialmente a livello orale; la prima codificazione di lingua scritta risale solo al XIX secolo.

L’insegnamento del corso oggi è obbligatorio in tutte le scuole pubbliche, dalle elementari all’università, e il riconoscimento della lingua corsa fa parte della strategia di rilassamento dei rapporti voluta dal governo francese, che ha ultimamente concesso alla Corsica una maggiore autonomia.

L’Accademia Corsa è l’associazione culturale finalizzata alla tutela, allo sviluppo e alla promozione della lingua e della cultura corse. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in corso, clicca qui
CROATO (HR)
Famiglia di appartenenza: SLAVE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

La lingua croata è diffusa soprattutto in Croazia, dove è usata da circa 5 milioni di parlanti, e in Bosnia Erzegovina. Ci sono anche minoranze in Slovenia, Italia e Austria.

Rispetto al serbo, il croato costituisce la variante di una tradizione linguistica che è sostanzialmente unitaria: serbo e croato hanno cioè una base linguistica comune, anche se la suddivisione religiosa (cattolici i Croati, ortodossi i Serbi) e la diversa storia politica, oltre ai particolarismi locali, ha determinato la formazione di due diverse tradizioni di lingua scritta.

Fino ai primi anni ’90, infatti, il serbocroato (o croatoserbo) era considerata a tutti gli effetti una lingua unica, seppur con due varianti, e questo concetto fu ribadito più volte anche con accordi ufficiali, ultimo tra questi quello di Novi Sad nel 1954, con l’intento di sottolineare il legame tra i popoli slavi.
Di fatto però sia i croati che i serbi si sono sempre dimostrati molto attenti a ribadire la propria autonomia e identità anche sul piano linguistico, per cui con la guerra nell’ex Jugoslavia negli anni ’90 si pose fine al concetto di unità linguistica ed entrambe le nazionalità hanno sempre più preso le distanze l’una dall’altra.

Il croato ricorre all’alfabeto latino con l’aggiunta di segni diacritici particolari. L’alfabeto croato conta 34 lettere.

A livello fonetico e morfologico, il croato documenta un minor numero di balcanismi. Presenta invece numerosi latinismi, italianismi, venetismi e germanismi.
Rispetto al serbo, comunque, in croato c’è una tendenza ad adottare un minor numero di parole straniere, alle quali si preferiscono nuove creazioni. Questa tendenza è sempre stata presente, ma è stata rafforzata per ragioni politiche negli anni ‘90. I termini stranieri, inoltre, sono prevalenti nella lingua orale (germanismi e ungarismi nel nord, italianismi veneziani sulla costa).
Le parole straniere con radice latina prendono quasi sempre il suffisso –irati.

L'accento del croato è detto musicale, cioè è caratterizzato da diversi tipi di intonazione.

Nel sistema verbale, caratteristica del croato è la tendenza a prediligere le costruzioni all’infinito dopo verbi modali servili. Il sistema flessivo è ben conservato e presenta 7 casi. Non esiste invece l’articolo. I generi sono maschile, femminile e neutro.

A livello sintattico, la lingua croata ha una logica diversa dal serbo, con una sintassi molto rigida.

FAQ
Quando si traduce in croato, si deve adottare l’alfabeto latino?
Si adotta sempre e solo l’alfabeto latino, anche se quest’ultimo è caratterizzato dalla presenza di alcuni segni diacritici particolari. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in croato, clicca qui
DANESE (DA)
Famiglia di appartenenza: GERMANICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Il danese è parlato da più di 5 milioni di persone.

Appartiene alla famiglia delle lingue germaniche e, all’interno di questa, al gruppo nordico o scandinavo.

Oltre che della Danimarca, è la lingua ufficiale della Groenlandia e delle isole Færøer (insieme al feringio, la lingua locale). È parlato anche in Norvegia, dove fu importato nel secolo XIV dando luogo ad una varietà che presenta leggere divergenze dall’uso della Danimarca e che coesiste con un altro tipo di norvegese più conforme alle tradizioni nazionali. Vi sono infine minoranze linguistiche anche in Islanda, Germania, Canada, Svezia, USA.

Inoltre, come ex lingua coloniale, è ancora in uso in Islanda ed è lingua di minoranza, parlata da circa 300.000 persone nel land tedesco dello Schleswig-Holstein, tutelata dalla costituzione regionale.

La scrittura del danese è ormai quasi esclusivamente quella latina, ma fino a poche decine d’anni fa si usava più spesso la scrittura gotica.

Insieme ad altre lingue scandinave, il danese è una delle poche lingue indoeuropee che non coniuga i verbi secondo la persona e il numero. A differenza dello svedese, esistono però forme diverse per i tempi grammaticali. I sostantivi possono essere di due generi: neutro e comune. Un elemento distintivo delle lingue scandinave è l'articolo enclitico: l'articolo determinativo viene aggiunto cioè come suffisso al sostantivo.

Nel 1955 il Ministero della Cultura Danese ha fondato il Dansk Sprognævn, il Consiglio per la lingua danese che ha sede presso l’Università di Copenhagen, con il compito di rispondere a quesiti in materia linguistica, curare e aggiornare il dizionario ufficiale di danese e seguire l’aggiornamento della lingua. È l’istituzione più autorevole per la tutela della lingua danese e collabora con gli altri Consigli per le lingue scandinave. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in danese, clicca qui
EBRAICO (HE)
Famiglia di appartenenza: SEMITICHE
Alfabeto di appartenenza: EBRAICO

ungherese

Per lingua ebraica si possono intendere fondamentalmente sia l'ebraico biblico o classico, sia l'ebraico moderno che è la lingua ufficiale dello stato di Israele, e conta circa 7 milioni di parlanti. Si tratta della stessa lingua, per quanto vi siano difformità notevoli. È una lingua semitica, simile in ciò all'arabo.

Originariamente, la lingua ebraica era la lingua utilizzata dagli ebrei quando ancora vivevano in maggioranza in Medio Oriente. Circa 2300 anni fa, l'ebraico cadde in disuso come lingua parlata, sostituita dall'aramaico.

Nei secoli seguenti, gli ebrei della diaspora continuarono ad adoperare questa lingua solo per le cerimonie religiose. Nella vita di tutti i giorni, gli ebrei si esprimevano invece in lingue locali o in altre lingue ebraiche come lo yiddish o il ladino, scritte spesso con l'alfabeto ebraico.

Dopo la nascita del Sionismo, si propose da più parti di riprendere l'ebraico come lingua quotidiana per gli ebrei che immigravano nella Palestina. Il linguista che mise in pratica la proposta fu Eliezer Ben Yehuda, un ebreo lituano che emigrò in Palestina nel 1881. Fu lui a creare nuove parole per i concetti legati alla vita moderna, che nell'ebraico classico non esistevano.

Gli ebrei ortodossi non accettarono inizialmente l'idea di usare la "lingua santa" ebraica per la vita quotidiana, e tutt'oggi in Israele alcuni gruppi di ebrei ortodossi continuano ad usare lo yiddish per la vita di ogni giorno.

Detto ciò, l'ebraico prese piede rapidamente tra gli immigrati ebrei nonostante alcune resistenze e nel 1948 diventò la lingua ufficiale di Israele, insieme all'arabo.

Al giorno d'oggi l'ebraico è una lingua che viene usata in tutti i campi della vita, inclusa la scienza, pur mantenendo un legame con l'ebraico classico. Oltre a questa radice sono confluite al suo interno influenze provenienti dallo yiddish, dall'arabo, dal russo e dall'inglese.

Le comunità ebraiche della diaspora continuano a parlare altre lingue, ma gli ebrei che si trasferiscono in Israele devono imparare questa lingua per potersi inserire.

L'alfabeto ebraico, come quello arabo, non esprime le vocali, se non con piccoli segni posti al di sopra o al di sotto delle parole, che comunque di solito non vengono utilizzati. La vocalizzazione ha comunque importanza per il significato.

Le parole si riconoscono in una radice, solitamente di tre lettere, che viene modificata con prefissi, suffissi, inserimenti e variazioni vocaliche assumendo significati diversi.

I verbi sono esprimibili in sette forme, che solitamente modificano il significato. All'indicativo esistono un tempo presente, di tipo participiale, un passato, un futuro e un imperativo. Non esistono tempi composti.

Vi è distinzione tra maschile e femminile nella forma participiale del presente, ed in alcune forme di passato e futuro.

Come nelle lingue neolatine moderne, vi è una declinazione del nome solo per il numero ed il genere. Oltre a singolare e plurale, numerosi vocaboli ammettono una forma duale.

L’ebraico si scrive e si legge da destra verso sinistra.

FAQ
Un file in word in ebraico si legge indifferentemente su piattaforma Macintosh e Windows?
L’editor di testo integrato nel sistema operativo Mac OS X (Textedit) riconosce e visualizza correttamente l’alfabeto ebraico. Tuttavia, il pacchetto Office 2004 di Microsoft per Mac supporta solamente le lingue europee e le lingue asiatiche. Ciò significa che, pur visualizzando i caratteri ebraici correttamente, Word 2004 di Mac non riconosce la direzione della lingua e gestisce il testo in modo scorretto.

Esiste una differenza in ebraico tra minuscolo e maiuscolo?
No, il maiuscolo non esiste.

Come si scrivono i numeri in ebraico?
L'ebraico utilizza i numeri arabi, che si scrivono quindi da sinistra a destra. Se però il numero è seguito per esempio dal simbolo ° dei gradi centigradi, questo deve essere posto a sinistra del numero. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in ebraico, clicca qui
ESTONE (ET)
Famiglia di appartenenza: FINNO-UNGARICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Come è tipico dei piccoli popoli, l’identità estone è strettamente legata alla sua lingua, l’estone. Oggi poco meno di 1,1 milioni di persone nel mondo parla l’estone come madrelingua; di queste circa 950 000 vivono in Estonia, le restanti in Svezia, Canada, USA, Russia, dove non ha uno statuto ufficiale, e altrove.

L’estone è una delle più piccole lingue del mondo in cui esiste un lessico aggiornato in tutti i principali campi della vita e del sapere.

A differenza della maggioranza delle lingue parlate in Europa, l’estone non è una lingua indoeuropea, ma ugrofinnica, come il finlandese e l’ungherese; è inoltre completamente diversa dal lettone, dal lituano e dal russo.

Si tratta di una lingua agglutinante, con suoni molto profondi.

Possiede 14 casi (sia al singolare che al plurale): nominativo, genitivo, partitivo, illativo, inessivo, elativo, allativo, adessivo, ablativo, translativo, terminativo, essivo, abessivo, comitativo. L'accusativo non esiste: al suo posto viene usato il nominativo, il genitivo o il partitivo.

L’estone non possiede l’articolo né il genere grammaticale. Succede così che con lo stesso pronome ci si possa riferire ad un uomo, una donna o a una cosa. Poiché i rapporti tra le parole nella frase sono contrassegnati dalle desinenze dei casi, l’ordine delle parole in estone è relativamente libero.

Questa lingua recentemente ha introdotto prestiti dallo svedese e dal danese, dal russo e dall'inglese. I prestiti più antichi vengono dal tedesco e dalle altre lingue germaniche parlate in Sassonia, attraverso i tedeschi baltici della Livonia.

L’estone usa l'alfabeto latino. L’ortografia odierna utilizza 32 lettere, di cui 17 consonanti e 9 vocali. La frequenza delle vocali in estone è tra le più elevate nelle lingue europee. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in estone, clicca qui
FIAMMINGO (NL)
Famiglia di appartenenza: GERMANICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Il fiammingo non è una lingua vera e propria, ma piuttosto una varietà della lingua nederlandese, ovvero la lingua parlata da più di 15 milioni di olandesi e ca. 6 milioni di belgi, la cui unitarietà è riconosciuta, sostenuta e promossa da entrambi gli stati mediante un organo ufficiale sovranazionale denominato De Nederlandse Taalunie (Unione Linguistica Nederlandese). Questo organo nel 1973 ha stabilito che la denominazione ufficiale della lingua deve essere ‘Nederlands’. Con questo riconoscimento, le denominazioni ‘olandese’ e ‘fiammingo’ sono state pertanto ufficialmente trasferite all’ambito dialettale, e il nederlandese fa parte delle 20 lingue ufficiali dell’Unione Europea.

Per fiammingo in particolare si intende dunque uno dei dialetti parlati in Belgio, più precisamente nelle Fiandre (zona settentrionale del Belgio), nella provincia di Anversa, di Limburgo e in più di metà della provincia di Brabante.

Nonostante ciò, gran parte degli olandesi e belgi nederlandofoni continua a usare i termini ‘Hollands’ e ‘Vlaams’ per indicare la propria lingua. Un olandese che usa il termine ‘Hollands’ di solito intende il nederlandese, e così un fiammingo che usa il termine ‘fiammingo’, ma il termine ‘Vlaams’ usato da un olandese si riferisce spesso alla varietà dialettale, e vice versa. Una certa incoerenza e confusione regna a maggior ragione anche al di fuori di questo paese, tanto da richiedere l’intervento di un organo legislativo che ribadisse in via definitiva che la denominazione ufficiale deve essere Nederlands (in italiano: nederlandese o neerlandese).

FAQ
In che lingua devono essere tradotti i documenti destinati al Belgio?
A livello di lingua scritta non vi è alcuna differenza tra fiammingo, olandese e nederlandese. Qualsiasi documento scritto destinato all’area nederlandofona del Belgio deve essere quindi tradotto solo in nederlandese. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in fiammingo, clicca qui
FINLANDESE (FI)
Famiglia di appartenenza: FINNO-UNGARICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Il finlandese appartiene alla famiglia delle lingue ugrofinniche, alla quale appartengono anche ungherese ed estone, ed è parlato in Finlandia (con l’eccezione delle isole Åland, che sono completamente di lingua svedese), Estonia, Svezia, Russia e Norvegia da circa 6 milioni di persone. È la lingua madre di circa il 93% dei finlandesi.

La lingua finlandese si serve dell’alfabeto latino.

Come l'ungherese e il turco, il finlandese è una lingua agglutinante, che cioè forma le parole partendo da una radice e aggiungendo ad essa prefissi o suffissi per modificare il significato del vocabolo base.

La lingua parlata è più sintetica di quella scritta.

In finlandese i sostantivi, gli aggettivi, i pronomi, i numerali e le parti nominali dei verbi sono declinati in base al numero e ai 15 casi. Non esiste una distinzione tra generi grammaticali e manca l’articolo. Il verbo, molto simile a quello delle lingue indoeuropee, presenta tratti originali per quanto riguarda le forme negative. Recentemente il finlandese ha introdotto prestiti dallo svedese, dal russo e dall’inglese. I prestiti più antichi provengono dal tedesco e dalle altre lingue germaniche parlate in Sassonia.

Dal 1° gennaio 1995 la Finlandia è entrata a far parte dell’Unione Europea e il finlandese è diventato pertanto lingua comunitaria. Il numero dei traduttori specializzati in questa lingua è tuttavia piuttosto esiguo, anche perchè il finlandese, per le sue caratteristiche di lessico e grammatica, è considerato una delle lingue europee più difficili da apprendere.

Viceversa, la Finlandia è uno dei Paesi dell’Unione Europea più multilingue, in cui cioè vi è una percentuale molto alta della popolazione che conosce almeno una lingua straniera. Seguono l’Olanda, la Danimarca e la Svezia. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in finlandese, clicca qui
GAELICO SCOZZESE (GD)
Famiglia di appartenenza: CELTICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Il gaelico scozzese, detto Gàidhlig dai suoi parlanti, è conosciuto come idioma celtico insulare appartenente al gruppo goidelico, di cui fanno parte anche l’irlandese e il mannese.

Il gaelico scozzese presenta somiglianze con l’irlandese e il bretone e, come le altre lingue celtiche, fa parte della famiglia indo-europea.

Due sono i principali dialetti del gaelico scozzese, quello settentrionale e quello meridionale, geograficamente distinti. Il dialetto meridionale è più vicino all’irlandese rispetto a quello del Nord, ed è più flessivo.

Oggi il gaelico è parlato in Scozia da circa 70.000 persone, la maggior parte delle quali vive nell'arcipelago delle Ebridi (in particolare nelle Ebridi Esterne), in alcune zone delle Highland occidentali e in alcune comunità urbane, come ad esempio quella di Glasgow.

Contrariamente a quanto si può immaginare, il gaelico, e non l’inglese, è la lingua utilizzata ininterrottamente in Scozia per il più lungo periodo di tempo.
Il suo periodo d'oro corrisponde al primo Medioevo. Nei secoli successivi l'avanzata della lingua inglese comincia a relegarlo nelle aree rurali, fino a limitarne l'uso alle regioni delle Highlands. In seguito allo spopolamento delle campagne si creano però nelle città delle significative comunità di lingua gaelica. È proprio a partire da quest’ultime che, all'inizio del nostro secolo, prende il via il cosiddetto "rinascimento gaelico". Si assiste all’istituzione di dipartimenti universitari, alla pubblicazione di libri e giornali e, più recentemente, al fiorire di nuovi media, quali radio, televisione e Internet. L'istruzione delle nuove generazioni è fondamentale per la sopravvivenza del gaelico: pertanto vengono attivate classi bilingui nelle scuole elementari.

Il gaelico scozzese usa quattro casi: nominativo, genitivo, dativo e vocativo. Come in irlandese, l’accento è sulla sillaba iniziale.

FAQ
Esistono in gaelico dei caratteri speciali che potrebbero dare problemi di visualizzazione?
No, la lingua si basa sull’alfabeto latino e non dà problemi di visualizzazione. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in gaelico scozzese, clicca qui
GALIZIANO (GL)
Famiglia di appartenenza: ROMANZE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Il galiziano o galego (in spagnolo gallego) è una lingua romanza proveniente dal latino e dall'antico galaico-portoghese, nata nella provincia romana che comprendeva il territorio della Galizia attuale, il nord del Portogallo e territori limitrofi ad est.

Tra le lingue latine il galiziano è la più antica, insieme all'italiano, e precede di circa un secolo il castigliano.

Il galiziano si forma nel XII secolo come risultato dell'assimilazione del latino volgare portato nel II secolo dai conquistatori romani. Ebbe un'esistenza ufficiale e piena per tutto il Medioevo fino al XVI secolo, durante il quale una serie di rovesci politico-militari segnarono un momento difficile per la comunità e la lingua galiziana. Questa debolezza favorì l'introduzione della nobiltà e della dominazione castigliana, con la conseguente oppressione e la perdita sul piano pubblico, ufficiale, letterario e religioso del galiziano fino alla fine del XIX secolo. Nei tempi recenti invece l’uso della lingua è rifiorito, e la Costituzione spagnola del 1978 e lo Statuto di Autonomia del 1980 hanno riconosciuto il galiziano come lingua ufficiale della Comunità Autonoma della Galizia, insieme al castigliano.

Attualmente il galiziano è parlato da circa 3 milioni di persone nelle province della regione Nord-Est della Spagna di La Coruña, Lugo, Orense e Pontevedra e solo parzialmente nel León, nelle Asturie e Zamora. È inoltre presente nelle varietà dialettali delle regioni del Portogallo settentrionale.

Numerose sono le iniziative per potenziare l’uso della lingua e il suo riconoscimento a livello internazionale. Come il catalano e il basco, per esempio, il galiziano gode di status ufficiale nell’Unione europea, dove dal 1° gennaio 2007, d'intesa con il governo spagnolo, si comincerà a pubblicare in galiziano anche certi atti legislativi secondari.

FAQ
Esistono in galiziano dei caratteri speciali che potrebbero dare problemi di visualizzazione?
No, l’alfabeto è formato dalle stesse lettere dell’alfabeto spagnolo e pertanto non dà problemi di visualizzazione. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in galiziano, clicca qui
GALLESE (CY)
Famiglia di appartenenza: CELTICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

La lingua gallese, detta cymraeg o cimirico (da Cymru, "Galles") dai suoi parlanti, è conosciuta come idioma celtico insulare appartenente al gruppo britannico. Presenta somiglianze anche con l’irlandese e il bretone e, come le altre lingue celtiche, fa parte della famiglia indo-europea.

È la lingua originaria del Galles ed è la più diffusa delle lingue celtiche.

In Gran Bretagna è parlata soprattutto nelle aree meno urbanizzate del nord e dell'ovest del Galles, come Denbighshire, Gwynedd Merioneth, Carmarthenshire, Anglesey, Nord Pembrokeshire, Ceredigion, e in parte del Glamorgan occidentale. È diffusa anche in alcune comunità dell’Argentina, dell’Australia e degli Stati Uniti.

Il gallese ha sempre avuto un ruolo minoritario rispetto all’inglese, al punto da non essere ancora riconosciuto come lingua ufficiale.

Durante il XX secolo si è sviluppato un movimento a sostegno della conservazione di questa lingua, promosso dalla Cymdeithas yr Iaith Gymraeg, la Società per la lingua gallese e da organizzazioni politiche nazionaliste come il Plaid Cymru. Tali organizzazioni hanno preservato il gallese dall’estinzione e ancora oggi si battono per un riconoscimento ufficiale accanto all’inglese.

Inoltre molti giornali locali sono stampati in gallese, alcuni programmi radiofonici vengono trasmessi in questa lingua, ed esiste persino una popolare rete televisiva che usa il gallese nelle sue trasmissioni.

Tuttavia, soltanto 600.000 persone in Galles oggi parlano gallese, vale a dire il venti per cento degli abitanti. La scelta della lingua dipende spesso dall'argomento di conversazione, nonché dall’età e dall’ambito sociale in cui vivono i parlanti

Come tutte le lingue celtiche moderne, anche il gallese si serve dell’alfabeto latino ed è caratterizzato da 28 segni, tra cui otto digrammi, considerati lettere a sé stanti.

La grafia è fonetica: ciò significa che i singoli suoni della lingua sono rappresentati in modo non ambiguo. I parlanti gallesi dunque sanno quasi sempre pronunciare anche parole che non hanno mai visto prima.

Il gallese possiede solo due generi, maschile e femminile. Le parole sono accentate sulla penultima sillaba e hanno un’intonazione caratteristica.

Come il bretone, anche il gallese ha perso molte desinenze di caso nei nomi; la flessione dei verbi, invece, risulta particolarmente complicata.

Attualmente il gallese ha una varietà settentrionale e una meridionale, e i dialetti identificati come gallesi sono ben quaranta.

FAQ
Esistono in gallese dei caratteri speciali che potrebbero dare problemi di visualizzazione?
No, la lingua si basa sull’alfabeto latino e non dà problemi di visualizzazione. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in gallese, clicca qui
GEORGIANO (KA)
Famiglia di appartenenza: CAUCASICHE
Alfabeto di appartenenza: GEORGIANO

georgiano

La lingua georgiana fa parte delle lingue del gruppo caucasico meridionale.

È lingua ufficiale della Repubblica Georgiana, dove è parlata da circa 4 milioni di persone, con una grande tradizione culturale e letteraria a partire dal Medioevo.

Viene utilizzata inoltre da 3,5 milioni di persone in altri paesi, quali soprattutto l’Armenia, la Turchia, la Russia e gli USA.

Il georgiano ha fatto ricorso nei secoli a tre diversi tipi di alfabeti. L’alfabeto in uso attualmente, il Mkhedruli, si è sviluppato tra l’XI e il XIII secolo ed è costituito da 33 lettere. Non vi è distinzione tra maiuscolo e minuscolo.

Il georgiano accoglie numerosi prestiti dall’arabo, dal persiano e dal turco. In genere molti dei prestiti, ad eccezione di quelli provenienti dal greco, sono entrati attraverso la lingua russa.

È una lingua agglutinante. Possiede una complessa flessione nominale, caratterizzata dall’uso di sette casi, e in generale la struttura morfologica e sintattica è piuttosto complicata, in particolare la coniugazione verbale, il che fa del georgiano una lingua piuttosto difficile da apprendere, anche se affascinante. Non c’è distinzione tra genere maschile e femminile.

A livello fonetico, il georgiano è noto per la capacità di presentare gruppi consonantici anche molto pesanti: quelli di 4 consonanti sono comunissimi, non mancano quelli di 5 o 6 componenti.

FAQ:
Un file in georgiano in formato .doc per Windows è leggibile anche da Macintosh?

Sì, i due sistemi sono compatibili.

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in georgiano, clicca qui
GIAPPONESE (JA)
Famiglia di appartenenza: ASIATICHE
Alfabeto di appartenenza: GIAPPONESE

ungherese

Il giapponese è pressoché l’unica lingua parlata in Giappone che, con oltre 125 milioni d’abitanti, costituisce quindi uno dei paesi più omogenei al mondo dal punto di vista linguistico: il 99,2% dei cittadini parla infatti il giapponese come lingua materna, nelle sue diverse varietà. La lingua giapponese è la sesta lingua più parlata al mondo. Il giapponese ufficiale, di Tokyo, si è gradualmente diffuso in tutto il paese grazie all'influenza dei principali mass media; tuttavia sono ancora in uso molti dialetti locali, tra i quali, in particolare, i dialetti di Kyoto e Osaka mantengono il loro prestigio.
Ci sono molte teorie a proposito della sua origine. Numerosi studiosi credono che, dal punto di vista sintattico, il giapponese sia vicino ad alcune lingue altaiche come il turco e il mongolo. D’altra parte, è ampiamente riconosciuta un'analogia sintattica con il coreano. In epoca preistorica, la morfologia e il vocabolario del giapponese furono influenzati dalle lingue maleo-polinesiane.
La lingua è parlata anche in aree di immigrazione giapponese come Brasile, Hawaii, California, Guam, Isole Marshall, Palau

Il giapponese è una lingua agglutinante caratterizzata dall'uso di caratteri ideografici cinesi, i cosiddetti kanji, ognuno dei quali esprime un'idea. Tali caratteri furono introdotti tra il V e VI secolo, e, in seguito, furono integrati da due forme di alfabeto fonetico, derivanti dal cinese, ossia l'hiragana e il katakana. In origine si trattava di pittogrammi che rappresentavano la forma delle cose del mondo sensibile mediante una figurazione schematica. Attraverso i secoli, però, la natura pittografica dei simboli è andata scomparendo.
Si stima che esistano quasi 50.000 kanji, anche se solo 3.000 sono usati normalmente oggi in Giappone. Per razionalizzarne l'uso, nel 1981 è stato proposto dalle autorità competenti un elenco di circa 2.000 kanji fondamentali, detti joyokanji. I kanji sono per lo più composti di due parti, una chiamata "radicale", che esprime il significato generico del carattere, l'altra chiamata "fonetica", che fornisce la lettura del carattere stesso. I radicali sono 214, ma soltanto una cinquantina entra nella formazione di un numero considerevole di caratteri. Le parti fonetiche sono molto più numerose, circa 858.

Non vi è una distinzione netta, nell'articolazione dei suoni, tra consonante e vocale. Il giapponese non possiede un alfabeto, ma un sillabario (kana) formato da un insieme di segni sillabici che rappresentano tutti i suoni fondamentali della lingua e che non possono in alcun modo essere scomposti. Tali suoni sono complessivamente 46 e sono detti seion, ovvero "suoni puri" o "fondamentali".

Aggiungendo ai caratteri di alcuni di essi, in alto a destra, un piccolo segno formato da due trattini, detto nigori o un piccolo cerchietto chiamato maru, si ottengono rispettivamente i caratteri dei 20 "suoni impuri" o dakuon e dei 5 suoni semipuri o handakuon. Infine vi sono i 36 "suoni contratti", chiamati yoon, che derivano dalla combinazione di alcuni dei precedenti.

Le due forme di scrittura sillabica kana sono dette hiragana e katakana. L’hiragana, usato prevalentemente dalle donne in epoca antica, è costituito da 48 caratteri ed è usato soprattutto per parole d’origine giapponese, particelle, desinenze dei verbi, e, spesso, parole d’origine cinese che non possono essere scritte utilizzando i caratteri ufficialmente approvati per l'uso generale.
La scrittura katakana è anch'essa costituita da 48 caratteri. Si usa principalmente per parole straniere che derivano da lingue diverse dal cinese, per dare enfasi, per le onomatopee, i nomi scientifici di flora e fauna, i nomi propri, il linguaggio delle tecnologie moderne, oppure per particolari scelte stilistiche.

Oltre all’hiragana e al katakana vi sono altri due modi per scrivere il giapponese:
  • Il roomaji, una traslitterazione in caratteri latini. Tale traduzione si deve alla pubblicazione di testi religiosi da parte dei gesuiti nel 1549. In seguito tale scrittura venne ripresa soprattutto per facilitare i rapporti con l’occidente.
  • Il nipponshiki (o kunreishiki), una scrittura derivante dal roomaji, modificata dal 1954, assai poco usata, generalmente solo per i documenti ufficiali.
In giapponese, l'ordine delle parole non indica la funzione grammaticale dei sostantivi in una frase. La funzione grammaticale è indicata da particelle che seguono il nome. Le particelle più importanti sono ga, wa, wo, ni e no. La particella wa è particolarmente importante, poiché indica l'argomento o il tema di una frase. Per quanto riguarda il verbo, non sono indicate né la persona né il numero.

FAQ:
È possibile scrivere in giapponese con un PC dotato di sistema operativo in una lingua occidentale?
Sì, è possibile grazie al sistema IME (Input Method Editor), un programma che consente agli utenti di scrivere caratteri complessi (come nel caso del giapponese, cinese, coreano, ecc.), usando un computer con sistema operativo in lingua occidentale e una tastiera occidentale standard. Il termine IME è generalmente usato nel contesto Microsoft Windows. Gli altri sistemi operativi possono utilizzare acronimi differenti, per esempio, Input Method per Mac OS, FEP per MS-DOS, o XIM per X Window System.

Quando si traduce in giapponese, è necessario traslitterare i nomi propri e le sigle?
In molti casi è preferibile traslitterare i nomi propri (per es. i nomi di persone) in giapponese, vale a dire riprodurre il suono che ha il nome nella lingua originale utilizzando i caratteri dell’alfabeto più appropriato. In altri casi, per esempio per le sigle, o per nomi di marchi commerciali, si preferisce riportarle invariate. È bene verificare l’opportunità di una traslitterazione di volta in volta.

Esiste una differenza in giapponese tra minuscolo e maiuscolo?
No, la grafia degli ideogrammi non varia.

In giapponese vengono usati corsivo, grassetto e simili?
Sì. In giapponese si usano grassetto e corsivo e attualmente, grazie al continuo miglioramento dei programmi di videoscrittura in giapponese, non è necessario cambiare font.

Il giapponese si scrive solo in orizzontale (da sinistra a destra) o sono possibili altre direzioni?
Il giapponese può essere scritto in orizzontale (da sinistra verso destra) o in verticale, ma in questo caso cambia il senso e si procede da destra verso sinistra. Solitamente, libri, riviste e quotidiani sono scritti in verticale. Quando ciò non accade, e quindi anche se scritti in orizzontale, si preferisce comunque mantenere il verso di impaginazione da destra verso sinistra, con il risultato che la maggior parte dei libri o manga (fumetti) si aprono e si leggono al contrario rispetto ai testi occidentali.

Esistono in giapponese delle regole per la divisione in sillabe?
No, non ci sono regole per la divisione in sillabe. Perciò, nella composizione grafica di un testo, una frase può essere spezzata come si desidera e andare a capoverso in qualsiasi punto. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in giapponese, clicca qui
GRECO (EL)
Famiglia di appartenenza: LATINE / GRECHE
Alfabeto di appartenenza: GRECO

greco

La lingua greca è probabilmente il più antico idioma europeo: può vantare una tradizione orale di ben 4000 anni e tre millenni di documenti scritti.

Il suo alfabeto ha avuto origine da un’evoluzione e un adattamento dell’alfabeto fenicio, talmente funzionale da fornire un modello, diretto o indiretto, per la formazione di tutte le scritture dell’Occidente.

Oggi il greco classico forma una parte rilevante del vocabolario di tutte le lingue indoeuropee e del lessico delle discipline scientifiche. Il greco moderno è da considerarsi come il punto di arrivo di una lingua comune, derivante dal miceneo, che aveva suddivisioni più di natura storica che linguistica, e differisce profondamente dalla 'katharevousa', la lingua greca dei puristi liberamente ispirata al greco antico, che fu imposta nel XX secolo dai regimi di destra.

La lingua ufficiale dal 1976 è denominata NEK, che sta per “koinè”, ovvero lingua comune, greca moderna, e si basa sulla lingua popolare, ampiamente usata in letteratura soprattutto a partire dal XIX secolo, con apporti della lingua dotta.

Il greco è parlato da circa 12 milioni di persone. È la lingua ufficiale della Repubblica Greca e una delle due lingue ufficiali, insieme al turco, della Repubblica di Cipro. Il greco moderno è inoltre parlato dai circa 2-3 milioni di greci che vivono all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, in Australia, in Germania e nel Regno Unito. In ognuno di questi paesi, mantiene delle peculiarità proprie, pur avendo raggiunto ovunque le medesime caratteristiche relativamente alla perdita del dativo, del piucchepperfetto, dell’ottativo, del genitivo assoluto, allo sviluppo di forme perifrastiche, all’infiltrazione di elementi lessicali stranieri.

Nel greco sono confluite molte parole straniere: prima dal latino e dall’ebraico e successivamente dal turco e dall’italiano. Nel XIX secolo, a causa della stretta comunicazione con i paesi dell’Europa occidentale, nella lingua è entrato un nuovo strato di parole straniere che riguardano la civiltà sia materiale che intellettuale. Parallelamente, molte parole di origine greca sono entrate nelle lingue dei paesi occidentali, basti pensare alla terminologia medico-scientifica.

L’alfabeto del greco moderno ha 24 lettere (7 vocali e 17 consonanti) che sono le stesse del greco classico.

Il greco moderno adotta la pronuncia cosiddetta iotacistica, che prende il nome dalla pronuncia del grafema I (che si chiama “iota” e si legge i), mentre la maggior parte dei grecisti ritiene che la pronuncia del greco classico corretta, o quantomeno più vicina a quella originale, sia quella cosiddetta etacistica, in cui appunto il grafema H si chiama "eta" e si legge e.

Un’altra caratteristica della scrittura greca è che tutti i sostantivi e gli aggettivi vengono declinati, e tutte le parole minuscole (escluse le monosillabe) sono accentate; al maiuscolo invece perdono l’accento, tranne che nella congiunzione ?.

FAQ
In greco si devono traslitterare tutti i nomi propri?
No, i nomi propri (per es. città, aziende ecc.) possono essere lasciati in alfabeto latino. A volte si possono traslitterare ai fini di una maggiore leggibilità.

Le unità di misura in greco devono essere tradotte?
No, le unità di misura internazionali (kg, kW, m ecc.) rimangono invariate. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in greco, clicca qui
HINDI (HI)
Famiglia di appartenenza: INDIANE
Alfabeto di appartenenza: DEVANAGARI

ungherese

L’hindi è una delle lingue parlate nel subcontinente indiano, soprattutto nell’India settentrionale, dove è lingua ufficiale ed è utilizzata come lingua dell’amministrazione, dei media, dell’istruzione e della letteratura.

È parlato inoltre in Bangladesh, Belize, Botswana, Canada, Germania, Guyana, Kenya, Nepal, Nuova Zelanda, nelle Filippine, a Singapore, in Sudafrica, a Trinidad, in Uganda, nel Regno Unito, negli USA e nello Yemen.

I parlanti di questa lingua nel mondo sono così oltre 480 milioni, il che fa dell’hindi la terza lingua più parlata dopo il cinese e l’inglese.

L’hindi appartiene al ceppo indoeuropeo, in particolare al gruppo indoario. Numerose solo le varianti dialettali.

L’hindi è una lingua antica: le prime testimonianze scritte risalgono al IV secolo a. C. Nel corso dei secoli l’alfabeto si è evoluto e dal XI secolo è stato adottato definitivamente l’alfabeto devanagari (letteralmente: scrittura sacra). Nelle sue continue revisioni, l’hindi accoglie sempre più numerosi elementi dal sanscrito. Presenta inoltre molti punti di contatto con l’urdu, la principale lingua del Pakistan, il cui alfabeto si basa però su segni grafici arabo-persiani.

Come le altre lingue indiane, in hindi le lettere sono raggruppate in base alla loro pronuncia. Ogni gruppo consonantico contiene dalle sette alle nove consonanti.

L’ordine delle parole nella frase è Soggetto-Oggetto-Verbo.

FAQ
In che direzione si scrive l’hindi?
L’hindi si scrive e si legge da sinistra a destra. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in hindi, clicca qui
INDONESIANO (ID)
Famiglia di appartenenza: OCEANICHE / INDONESIANE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

L’indonesiano, pur essendo lingua ufficiale in Indonesia dal 1945, è la lingua madre solo di una piccola parte della sua popolazione, pari al 7%. È inoltre utilizzata come strumento di comunicazione dal 45% della popolazione malese. Infine, 200 milioni di persone la parlano come seconda lingua.

Si tratta dunque di un mezzo di comunicazione indispensabile in una regione che conta circa 300 lingue locali: è infatti usata come lingua franca in ambito amministrativo ed economico, nei diversi ordini di scuole e nei media.

L’indonesiano è una lingua austronesiana, in rapida evoluzione, aperta ai prestiti linguistici, in particolare dall’hindi, dal portoghese (si parla infatti anche a Timor Est, ex colonia del Portogallo divenuta indipendente nel 2002), dal cinese, dall’arabo e dal sanscrito. La presenza degli olandesi, inoltre, ha lasciato un'impronta significativa: nell'indonesiano moderno vi sarebbero infatti 1000 prestiti dall'arabo, 125 dal portoghese, 750 dal sanscrito e ben 10.000 dall'olandese.

Presenta inoltre numerosi punti di contatto con il malese, in quanto l’indonesiano si identifica con un dialetto del malese.

La lingua indonesiana conta, dal 1972, 5 vocali, 2 semivocali, 3 dittonghi, 16 consonanti semplici e 4 consonanti doppie. Ricorre, inoltre, all’alfabeto latino, introdotto durante la colonizzazione olandese.

Grammatica e fonologia sono semplici: per esempio, non esiste una vera flessione dei sostantivi e dei verbi.

L'ordine della frase è Soggetto-Verbo-Oggetto.

Sul piano verbale, esiste un'ampia gamma di prefissi e suffissi che modificano semanticamente una radice.

FAQ
Esistono in indonesiano dei caratteri speciali che potrebbero dare problemi di visualizzazione?
No, la lingua si basa sull’alfabeto latino e non dà problemi di visualizzazione. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in indonesiano, clicca qui
IRLANDESE (GA)
Famiglia di appartenenza: CELTICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

La lingua irlandese è una delle tre lingue goideliche, dette anche gaeliche, insieme al gaelico scozzese e al mannese, parlato nell’Isola di Man. Appartiene al gruppo linguistico delle lingue celtiche insulari della famiglia delle lingue celtiche, e presenta somiglianze anche con il gallese e il bretone.

Come sancisce l’articolo 8 della Costituzione, l’irlandese è la prima lingua ufficiale in Irlanda, seguita dall’inglese. Dal 13 giugno 2005 è anche lingua ufficiale dell’Unione europea. Attualmente, tuttavia, all’interno della Unione europea sono pubblicati in questa lingua solo i trattati e alcuni altri testi di diritto primario, ma non la legislazione secondaria né la Gazzetta ufficiale. Tuttavia, dal 1° gennaio 2007 si comincerà a pubblicare in gaelico irlandese anche certi atti legislativi secondari.

Nel corso dei secoli l'irlandese ha gradualmente soppiantato le lingue parlate precedentemente in Irlanda, lingue di cui non si ha alcuna attestazione diretta, ma che hanno lasciato tracce come sostrato linguistico dell'irlandese, che è così rimasto l'unica lingua parlata nell'isola all’epoca dell'arrivo del Cristianesimo nel IV e V secolo.

Successivamente, con il predominio dell’inglese all’inizio del XX secolo, la lingua fu confinata solo ad alcune zone perlopiù lungo la costa occidentale del paese, riunite oggi nel cosiddetto Gaeltacht, in cui è riconosciuta una maggioranza gaelofona. Lo Stato ha tuttavia sempre dimostrato una forte volontà di tutelare e salvaguardare la lingua originale, imponendone l’insegnamento in tutte le scuole pubbliche. Anche oggi, l´irlandese si può trovare un po' dovunque in Irlanda. Su tutta l'isola le indicazioni stradali e i nomi delle vie sono bilingui in inglese e in irlandese. Solo nei territori del Gaeltacht le indicazioni di questo tipo sono scritte solo in irlandese. Lo stesso vale per documenti pubblici e targhe commemorative.

Capita però raramente di sentire parlare irlandese al di fuori del Gaeltacht. Di tanto in tanto si sente parlare irlandese soprattutto da parte di persone di una certa età in centri come Galway o più raramente Dublino. Nelle università è facile trovare alcune facoltà in cui l´insegnamento è in irlandese, soprattutto nelle materie umanistiche e di lingua e cultura celtica.

Difficile da calcolare è l'uso effettivo dell'irlandese nel ceto medio urbano colto. In questo gruppo sociale è infatti relativamente molto diffusa la conoscenza dell'irlandese, anche se l’uso è prevalentemente passivo e/o familiare. I testi di tutte le leggi devono essere emanati anche in lingua irlandese. Nella prassi, però, ciò non viene sempre applicato. Per lo più per le sentenze viene consultato solo il testo inglese, e talvolta la redazione in irlandese viene pubblicata solo in un secondo momento.

L'irlandese viene oggi scritto con l'alfabeto latino. In precedenza si usava invece un particolare tipo di scrittura, derivato dalla maiuscola latina (Cló Gaelach). Fino alla prima metà del XX secolo, i libri e altri scritti in irlandese venivano spesso stampati con questi antichi caratteri. Oggi essi vengono tuttora usati, ma solo a scopi decorativi.

Nell'ortografia irlandese vi sono cinque vocali brevi, e cinque vocali lunghe. Vengono inoltre impiegate 13 consonanti; le rimanenti consonanti dell' alfabeto latino (j, k, q, v, w, x, y, z) si ritrovano solo nella trascrizione di parole straniere e prestiti.

L'irlandese è una lingua marcatamente flessiva, ma nel corso della sua evoluzione molte forme sintetiche sono state sostituite da costrutti analitici. L’ordine basico delle parole è Verbo-Soggetto-Oggetto, caratteristica di tutte le lingue celtiche insulari (ad eccezione del bretone). Tuttavia, tutti gli elementi della frase semanticamente autonomi possono essere collocati al principio, con un mutamento di struttura della frase, per essere messi in rilievo.

In irlandese sono presenti cinque tempi: presente, preterito, imperfetto, futuro e condizionale. Quest’ultimo viene formato all'interno dei paradigmi dei tempi e viene quindi considerato esso stesso un tempo. Inoltre vi sono il congiuntivo, l'imperativo, participi. Non esiste invece un infinito.

I sostantivi possiedono due generi grammaticali, maschile e femminile.

La flessione nominale sta scomparendo. Se il genitivo e il vocativo sono ancora piuttosto vitali, il dativo è quasi completamente scomparso, e l'accusativo si distingue dal nominativo solo in un unico caso.

FAQ
Se si esporta un prodotto in Irlanda, la relativa documentazione tecnica a corredo deve essere tradotta in irlandese?
No, dal momento che è riconosciuto anche l’inglese come seconda lingua ufficiale e che per legge è stabilita l’uguaglianza delle due lingue, è sufficiente tradurre la documentazione in inglese. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in irlandese, clicca qui
ISLANDESE (IS)
Famiglia di appartenenza: GERMANICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

L'islandese è una lingua germanica della famiglia delle lingue indoeuropee. È la lingua ufficiale dell’Islanda ed è parlata da circa 280 mila persone.

L’alfabeto si basa su quello latino e contiene 32 lettere tra cui diverse lettere speciali, le cosiddette “rune”, derivanti dall’antico alfabeto runico, che somigliano alle lettere del nostro alfabeto ma si leggono in un altro modo. Per gli islandesi, uomini colti, l’uso dell’antica lingua dei vichinghi è nota d’orgoglio, un segno del forte legame con il passato, tanto che traducono in lingua islandese i libri degli autori stranieri, proprio per mantenere in vita l’antica lingua madre.

L'isolamento dell'Islanda e la sua forte cultura scritta hanno permesso un'eccezionale conservazione della lingua originale, rimanendo sostanzialmente immutata negli ultimi mille anni, in particolare nella sua versione scritta, ma anche in quella orale, rendendola quella più simile alle antiche lingue nordiche. Di fatto un islandese oggi è tutt'ora capace di leggere senza grandi difficoltà una saga scritta dai suoi antenati nel tredicesimo secolo, cosa che per esempio non è possibile per un italiano che legga un testo in latino.

L'occupazione danese dell'Islanda dal 1380 al 1918 non ha avuto quasi nessuna influenza nell'evoluzione della lingua islandese, che restò in uso per le comunicazioni quotidiane tra la popolazione. Il danese veniva impiegato solamente per le comunicazioni ufficiali, come d'altronde pure la lingua inglese durante l'occupazione statunitense dal 1940 fino agli anni 1950.

Nel 1944 la costituzione stabilisce che l'islandese è la lingua ufficiale del paese e da allora è la sola autorizzata negli scritti ufficiali o nei dibattiti pubblici.

Particolarità grammaticali che nelle altre lingue sono andate attenuandosi sono rimaste sostanzialmente invariate nella lingua islandese. Inoltre in Islanda si presta particolare attenzione a non introdurre parole straniere oltre lo stretto necessario. Nuovi termini vengono formati facendo uso del vocabolario già esistente, rendendolo così particolarmente ricco.

La fonologia islandese è piuttosto inusuale per una lingua europea.

L’Islanda non fa parte dell’Unione Europea, ma come la Norvegia è associata all’Accordo di Schengen sulla libera circolazione di persone, merci e servizi all’interno della UE. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in islandese, clicca qui
LETTONE (LV)
Famiglia di appartenenza: BALTICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Il lettone è la lingua nazionale della Repubblica di Lettonia ed è parlato da circa due milioni di persone. Assieme al lituano, costituisce il gruppo baltico delle lingue indoeuropee. Si presenta distinto in tre principali varietà dialettali: orientale (alto-lettone), centrale (medio-lettone) e occidentale (tahnii); la varietà centrale costituisce la base della lingua letteraria lettone.

La morfologia è semplificata rispetto a quella del lituano: mancano il neutro e il duale, per cui i casi della declinazione si riducono a cinque; vi è ancora una ricca coniugazione, ma parecchi tempi sono rappresentati da un’unica forma invariabile. Il lessico è analogo, ma non identico, a quello lituano e le radici non sempre coincidono.

L’ortografia lettone non ebbe una sua precisa fisionomia per tutto il XIX secolo, in quanto si preferì utilizzare i sistemi ortografici tedeschi e polacchi per rendere i suoni della lingua baltica. Il moderno alfabeto nacque, in sostituzione dei caratteri gotici in uso da secoli, soltanto con l’indipendenza della Lettonia, nel 1921. Una seconda, definitiva riforma ortografica venne attuata solo a metà degli anni ’30.

Il moderno alfabeto lettone è particolarmente preciso. La sua caratteristica principale è una ricca serie di consonanti palatalizzate, seguite da una virgola (o una cediglia) sotto il corpo della lettera. Le vocali sono cinque: a, e, i, o, u, e sono distinte tra vocali brevi e lunghe da un macron. La loro pronuncia è molto vicina a quella dell’italiano, tranne nel caso della o. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in lettone, clicca qui
LITUANO (LT)
Famiglia di appartenenza: BALTICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Il lituano è fra le più antiche lingue d'Europa e, insieme al lettone, appartiene al gruppo baltico delle lingue indoeuropee.

È la lingua ufficiale della Repubblica di Lituania, attualmente parlata da più di tre milioni e mezzo di persone. Alcuni dialetti lituani sono diffusi anche nel nord-est della Bielorussia e in Polonia, e dal 1° maggio 2004 è una delle lingue ufficiali dell’Unione Europea.

Tra le lingue indoeuropee contemporanee, è quella che più è riuscita a conservare il suo antico sistema fonetico e la maggior parte delle sue caratteristiche morfologiche; come le altre lingue baltiche, mostra più tratti in comune con il ramo indiano delle lingue indoeuropee. La lingua lituana si presenta molto vicina a quella lettone, mentre per morfologia si avvicina a quella slava: una declinazione con sette casi e tre numeri e una coniugazione ricchissima di forme, con modi speciali e numerosi participi e gerundi.

Il lessico lituano è estremamente arcaico e non è difficile trovare parole che offrano confronti con sanscrito, greco e latino.

Nonostante la piccola area di diffusione, è possibile distinguere diversi idiomi, raggruppabili in due grandi gruppi: l’alto lituano e il basso lituano.

L’alfabeto ufficiale lituano fu creato nel 1918, in seguito alla prima indipendenza della Lituania, a sostituire le vecchie e discordanti grafie dell’anteguerra, impostate sul tedesco o sul polacco e poco adatte alle peculiarità fonetiche del lituano. L’alfabeto riformato comprende 32 lettere. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in lituano, clicca qui
MACEDONE (MK)
Famiglia di appartenenza: SLAVE
Alfabeto di appartenenza: CIRILLICO

ungherese

Il macedone è la lingua ufficiale nella Repubblica macedone ed è parlato anche in alcune zone dell’Albania.

Per ragioni storico-politiche, la lingua macedone è strettamente imparentata con il serbo ma soprattutto con il bulgaro, in quanto si è sviluppata solo in tempi recenti con il preciso intento di differenziarsi dal bulgaro. L'alfabeto e l’ortografia macedone furono infatti approvati solo nel 1945 e i primi testi scolastici nella nuova lingua apparvero nel 1946, mentre nel 1953 venne fondato l'Istituto per la Lingua Macedone "Krste P. Misirkov". Negli anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, la nuova repubblica ha cercato il più possibile di rendere il macedone una lingua parlata diffusa; ancora oggi, le persone anziane tendono a parlare un misto di dialetti che includono serbismi e bulgarismi, mentre le nuove generazioni parlano un macedone "più puro".

Il sistema fonetico della lingua macedone è costituito da 5 suoni vocalici (a, e, i, o, u) e 26 consonanti. Il principio fonetico è stato applicato nell’ortografia contemporanea: ciò significa che vi è una lettera separata per ciascun suono. Perciò vi sono 31 lettere nell’alfabeto macedone, corrispondenti ai 31 suoni nel sistema fonetico della lingua.

I nomi macedoni si dividono in tre generi: maschile, femminile e neutro. I nomi hanno forme sia plurali che singolari, ma non hanno forme di casi; hanno invece forme diverse con gli articoli determinativi, che si riferiscono ad oggetti familiari o specifici. Come nel bulgaro, gli articoli sono posposti al nome.

I verbi in macedone hanno tre persone (prima, seconda e terza) e due numeri (singolare e plurale). Il macedone ha i seguenti tempi verbali: presente, aoristo, imperfetto, perfetto, piuccheperfetto, futuro, futuro anteriore, futuro riportato, e tre modi: indicativo, imperativo e condizionale. L’imperativo ha forme morfologiche solo per la seconda persona singolare e plurale, ma esiste anche un numero di forme analitiche (composte) per la seconda e terza persona.

L’ordine basico delle parole del macedone è Soggetto-Verbo-Oggetto.

FAQ:
L’alfabeto macedone è esattamente identico a quello russo?
No, ci sono alcune lettere in meno. Cambia anche la pronuncia di alcune lettere. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in macedone, clicca qui
MALTESE (MT)
Famiglia di appartenenza: SEMITICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Il maltese è parlato da circa 350.000 persone sulle isole di Malta e Gozo.

Le sue origini vengono fatte risalire da molti linguisti all’occupazione fenicia di tali isole; per secoli ha resistito all’influenza delle lingue romanze, anche se sono stati acquisiti molti vocaboli dall'italiano e dal francese che ora sono parte integrante della lingua. Il maltese ha ricevuto anche diversi elementi dall'inglese, dopo che questa lingua ha sostituito l'italiano come lingua ufficiale di Malta nella Costituzione Coloniale del 1934.

La lingua maltese, come veicolo culturale, ha storia recente: gli ambienti colti le hanno infatti sempre preferito l'italiano.

Il maltese è l’unica varietà di neo-arabo che ha dato origine ad una forma scritta in alfabeto latino. Questa lingua semitica è inoltre un vernacolo moderno dell’arabo strettamente connesso con i dialetti dell'ovest arabici. Nella sua fonetica, morfologia, sintassi e vocabolario mostra una forte influenza del siciliano.

La lingua maltese si scrive e si legge da sinistra a destra.

L'alfabeto maltese è costituito da trenta lettere; tra i segni diacritici peculiari vi è la h barrata, che corrisponde al suono gutturale aspirato dell'arabo h, e il punto superiore sulle consonanti z, c e g.

Il maltese è, insieme all'inglese, lingua ufficiale della Repubblica di Malta ed è una delle lingue ufficiali nonché lingue di lavoro nell'Unione Europea, ma per la carenza di traduttori qualificati, almeno fino al 2007 non è prevista la traduzione di tutti gli atti. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in maltese, clicca qui
NEDERLANDESE (NL)
Famiglia di appartenenza: GERMANICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Il nederlandese, o neerlandese, è la lingua parlata da più di 15 milioni di olandesi e ca. 6 milioni di belgi; è inoltre la lingua ufficiale del Suriname (ex Guiana olandese).

La sua unitarietà è riconosciuta, sostenuta e promossa mediante un organo ufficiale sovranazionale denominato De Nederlandse Taalunie (Unione Linguistica Nederlandese). Questo organo, nel 1973, ha stabilito che la denominazione ufficiale della lingua deve essere ‘Nederlands’. Con questo riconoscimento, le denominazioni ‘olandese’ e ‘fiammingo’ sono state pertanto ufficialmente trasferite all’ambito dialettale, e il nederlandese fa parte delle 20 lingue ufficiali dell’Unione Europea.

Il fiammingo è la varietà dialettale del nederlandese parlata in Belgio, più precisamente nelle Fiandre (zona settentrionale del Belgio), nella provincia di Anversa, di Limburgo e in più di metà della provincia di Brabante.

L’olandese è invece uno dei dialetti parlati nel Regno dei Paesi Bassi, con l’eccezione della Frisia. Il termine ‘Olanda’, comunemente utilizzato in Italia, comprende in realtà formalmente solo due delle dodici province (Noord- e Zuid-Holland) del Regno dei Paesi Bassi.

Nonostante ciò, gran parte degli olandesi e belgi nederlandofoni continua a usare i termini ‘Hollands’ e ‘Vlaams’ per indicare la propria lingua. Un olandese che usa il termine ‘Hollands’ di solito intende il nederlandese, e così un fiammingo che usa il termine ‘fiammingo’, ma il termine ‘Vlaams’ usato da un olandese si riferisce spesso alla varietà dialettale, e vice versa. Una certa incoerenza e confusione regna a maggior ragione anche al di fuori di questo paese, tanto da richiedere l’intervento di un organo legislativo che ribadisse in via definitiva che la denominazione ufficiale deve essere Nederlands (in italiano: nederlandese o neerlandese).

FAQ
In che lingua devono essere tradotti i documenti destinati al Belgio e ai Paesi Bassi?
A livello di lingua scritta non vi è alcuna differenza tra fiammingo, olandese e nederlandese. Qualsiasi documento scritto destinato all’area nederlandofona del Belgio o dei Paesi Bassi deve essere quindi tradotto solo in nederlandese. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in nederlandese, clicca qui
NORVEGESE (NO)
Famiglia di appartenenza: GERMANICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Il norvegese è una lingua germanica del ceppo scandinavo; originariamente facente parte delle lingue scandinave occidentali (insieme all'islandese), nel corso dei secoli si è avvicinata sensibilmente alle lingue scandinave orientali (danese e svedese), soprattutto in seguito alla dominazione danese, durata 400 anni, durante la quale il danese fu lingua ufficiale e unica lingua scritta. Solo dopo il 1814, anno in cui la Norvegia si separò dalla Danimarca, anche la lingua scritta iniziò ad evolversi e ad assumere caratteristiche proprie.

Il norvegese oggi è usato da oltre 4 milioni di parlanti, essenzialmente solo in Norvegia.

L’alfabeto è quello latino, con la presenza di alcuni segni diacritici.

Il norvegese si caratterizza per il fatto di possedere due diverse forme scritte, entrambe usate ufficialmente: il Bokmål e il Nynorsk.

Il Bokmål (lingua del libro) è usato da circa l'85% della popolazione e si basa sul danese scritto. Il Nynorsk (nuovo norvegese), usato dal restante 15%, è stato creato da Ivar Aasen, il maggior poeta norvegese nonché glottologo e intellettuale, dall'unione di molti dialetti rurali norvegesi. A lui, in quanto padre del neo-norvegese, è dedicato il Centro Ivar Aasen, la maggior istituzione norvegese per la salvaguardia e la diffusione della nuova lingua.

Ufficialmente, Bokmål e Nynorsk sono due lingue paritetiche e l'istruzione nelle scuole è nell'una o nell'altra a seconda della zona di istruzione; il Nynorsk è generalmente associato alle zone interne, soprattutto alla regione occidentale Vestlandet; il Bokmål è praticamente senza opposizione a Oslo e nella Østlandet. Gli studenti devono comunque avere una conoscenza almeno passiva dell'altra forma di scrittura.

In molti comuni e in alcune contee la forma scritta ufficiale viene detta neutrale, in quanto sono usati sia il Bokmål che il Nynorsk.

Le differenze tra queste due varianti linguistiche sono essenzialmente morfologiche e lessicali. Laddove il Bokmål utilizza un vocabolario ricco di prestiti dal danese, da cui deriva, il Nynorsk predilige forme più pure. Vi è inoltre una notevole differenza nella pronuncia delle parole, ma dovuta più che altro a inflessioni dialettali: in Norvegia convive infatti una pletora di dialetti, che fa sì che a livello parlato non esista un norvegese standard. Tuttavia, a parte alcuni rari dialetti particolarmente ostici, tutti i norvegesi si capiscono tra di loro con poche difficoltà.

La grammatica è molto affine a quella delle altre lingue scandinave ed è inoltre piuttosto simile al tedesco per la posizione fissa del verbo alla seconda posizione logica della frase. Al contrario però del tedesco, il verbo nelle frasi subordinate non viene posizionato all'ultimo posto, ma si nota invece un cambiamento dell'ordine logico della frase: nelle principali e nelle coordinate, l'ordine è soggetto-verbo-avverbio, mentre nelle subordinate è soggetto-avverbio-verbo. È una regola che tuttavia non sempre viene osservata dai norvegesi stessi.

L'ortografia del norvegese è piuttosto regolare. Le parole straniere sono spesso adattate all'ortografia locale in modo non dissimile da ciò che fu fatto in italiano durante il ventennio: il francese chance diventa quindi sjanse in norvegese. Un segno caratteristico è l'espansione della x in ks, come in straks, e l'uso della k o della s al posto della c ovunque possibile; un curioso effetto collaterale è che, così come in Italia la k è considerata una lettera esotica e "positiva" da parte dei giovani, lo stesso accade alla c e alla x in Norvegia.

Insieme ad altri Paesi del Nord Europa come Finlandia, Olanda e Danimarca, la Norvegia è uno dei Paesi europei più multilingue, in cui cioè vi è una percentuale molto alta della popolazione che conosce almeno una lingua straniera.

La Norvegia non fa parte dell’Unione Europea, ma come l'Islanda è associata all’Accordo di Schengen sulla libera circolazione di persone, merci e servizi all’interno della UE.

FAQ
Quando si richiede una traduzione in norvegese è necessario specificare la variante da adottare?
Se non si ricevono richieste specifiche, la traduzione viene eseguita in Bokmål. Nel caso in cui si preferisca il Nynorsk, lo si deve richiedere espressamente al conferimento dell’incarico. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in norvegese, clicca qui
OLANDESE (NL)
Famiglia di appartenenza: GERMANICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

L’olandese non è una lingua vera e propria, ma piuttosto una varietà della lingua nederlandese, ovvero la lingua parlata da più di 15 milioni di olandesi e ca. 6 milioni di belgi, la cui unitarietà è riconosciuta, sostenuta e promossa da entrambi gli stati mediante un organo ufficiale sovranazionale denominato De Nederlandse Taalunie (Unione Linguistica Nederlandese). Questo organo nel 1973 ha stabilito che la denominazione ufficiale della lingua deve essere ‘Nederlands’. Con questo riconoscimento, le denominazioni ‘olandese’ e ‘fiammingo’ sono state pertanto ufficialmente trasferite all’ambito dialettale, e il nederlandese fa parte delle 20 lingue ufficiali dell’Unione Europea.

Per olandese in particolare si intende dunque uno dei dialetti parlati nel Regno dei Paesi Bassi, con l’eccezione della Frisia. Il termine ‘Olanda’, comunemente utilizzato in Italia, comprende in realtà formalmente solo due delle dodici province (Noord- e Zuid-Holland) del Regno dei Paesi Bassi.

Nonostante ciò, gran parte degli olandesi e belgi nederlandofoni continua a usare i termini ‘Hollands’ e ‘Vlaams’ per indicare la propria lingua. Un olandese che usa il termine ‘Hollands’ di solito intende il nederlandese, e così un fiammingo che usa il termine ‘fiammingo’, ma il termine ‘Vlaams’ usato da un olandese si riferisce spesso alla varietà dialettale, e vice versa. Una certa incoerenza e confusione regna a maggior ragione anche al di fuori di questo paese, tanto da richiedere l’intervento di un organo legislativo che ribadisse in via definitiva che la denominazione ufficiale deve essere Nederlands (in italiano: nederlandese o neerlandese).

FAQ
In che lingua devono essere tradotti i documenti destinati ai Paesi Bassi?
A livello di lingua scritta non vi è alcuna differenza tra olandese, fiammingo e nederlandese. Qualsiasi documento scritto destinato ai Paesi Bassi deve essere quindi tradotto solo in nederlandese. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in olandese, clicca qui
POLACCO (PL)
Famiglia di appartenenza: SLAVE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Il polacco è una lingua slava occidentale, come il ceco, lo slovacco e il serbo. È lingua ufficiale in Polonia ed è parlata da circa 45 milioni persone.

È diffuso anche in Australia, Austria, Azerbaijian, Bielorussia, Canada, Estonia, Finlandia, Germania, Ungheria, Israele, Lituania, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Slovacchia, Ucraina, USA.

Il polacco è sempre stato fortemente influenzato dalle lingue straniere, soprattutto il latino, il tedesco, il ceco, l’italiano, il francese, il russo e l’inglese. La base è slava, ma una buona parte del vocabolario e della fraseologia è di origine latina o greca. Numerosi sono anche i prestiti italiani.

L’alfabeto polacco si scrive con 32 lettere dell’alfabeto latino, arricchite da segni diacritici come l’ogonek e l’accento acuto. Fa inoltre uso di 7 digrammi.

La fonetica polacca è molto complessa. Ha mantenuto alcune vocali nasali, trascritte utilizzando l’ogonek. Alcune consonanti palatali polacche utilizzano il cosiddetto “accento acuto”, un segno grafico che indica la palatalizzazione della lettera sopra la quale è posto. L’accento vero e proprio, invece, cade solitamente sulla penultima sillaba.

Le differenze dialettali in polacco sono relativamente piccole; i maggiori dialetti sono due, lo slesiano e il montanaro.

Nella lingua polacca non ci sono articoli. Ci sono due numeri grammaticali (singolare e plurale). Al singolare ci sono tre generi grammaticali (maschile, femminile, neutro). Al plurale, invece, funziona un’altra distinzione: tra il virile (persone maschili) e il non-virile (le altre persone, animali, oggetti).

I casi sono 7: nominativo, genitivo, dativo, accusativo, strumentale, locativo, vocativo.

Nella coniugazione dei verbi ci sono tre tempi (presente, futuro, passato) e tre modi (indicativo, condizionale e imperativo). Come nella maggior parte delle altre lingue slave, anche in polacco si è conservato l’aspetto verbale che contraddistingue i verbi in perfettivi, che indicano azione compiuta, e imperfettivi, che indicano un’azione incompiuta, in via di svolgimento, abituale o ripetuta nel tempo. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in polacco, clicca qui
RUSSO (RU)
Famiglia di appartenenza: SLAVE
Alfabeto di appartenenza: CIRILLICO

ungherese

Il russo è una lingua indoeuropea appartenente al ceppo slavo orientale, come l'ucraino e il bielorusso. Si tratta della lingua madre per la maggior parte della popolazione in Russia e di parte della popolazione in molti paesi ex-sovietici. Si stima che il russo sia parlato da 170 milioni di persone come lingua madre, e da altri 120 milioni come seconda lingua. Si tratta di una delle lingue più parlate nel mondo.

Questa lingua ha un ruolo di primo piano per esempio in Lettonia, Estonia, Polonia e Bulgaria. È inoltre una delle sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite.

Il russo, come la quasi totalità delle lingue slave, possiede un limitato sistema di vocali (solo 5). Il sistema consonantico è invece molto ricco, poiché quasi ogni consonante esiste in coppia con una compagna “palatalizzata”. La palatalizzazione è un fenomeno tipico delle lingue slave, pur essendo presente in misura diversa in tutte le lingue. Si ottiene una consonante palatalizzata alzando la lingua verso il palato mentre la si pronuncia.

L’alfabeto oggi in uso nella Federazione Russa è l’alfabeto cirillico moderno, formato da 33 lettere. L’ortografia segue abbastanza fedelmente la produzione fonetica, in base alla riforma del 1918.

Dal punto di vista morfologico, la differenza maggiore tra il russo e le lingue germaniche e neolatine è piuttosto evidente: il russo possiede sei casi (nominativo, genitivo, dativo, strumentale, accusativo e prepositivo). Esiste un settimo caso, il vocativo, usato però in modo estremamente occasionale. Il nome possiede inoltre tre generi: maschile, femminile e neutro.

Un’altra peculiarità del russo riguarda il sistema verbale: un verbo si coniuga solo in due modi, l’indicativo e l’imperativo, e solo in tre tempi, passato, presente e futuro. Una forma di condizionale esiste, ma non costituisce una forma verbale strettamente a sé. Il sistema verbale appare così molto scarno e semplice, ma per differenziarsi ricorre all’aspetto. Esiste l’aspetto imperfettivo e perfettivo: il primo qualifica un’azione non conclusa, il perdurare dell’azione, o il ripetersi dell’azione stessa, il secondo invece indica un’azione conclusa, terminata, non ripetuta nel tempo in cui il verbo si esprime (passato e futuro, mentre il presente non può essere percettivo).

Dal punto di vista fonetico, una delle principali difficoltà di questa lingua dipende dal fatto che l’accento è libero, non ci sono regole che stabiliscono la sua posizione. L’accento cade all’interno di una parola in posizioni diverse quando quest’ultima viene declinata nei suoi diversi casi o al variare del numero.

Una caratteristica sintattica peculiare del russo è l’ordine completamente libero dei suoi costituenti. Nonostante la forma a cui si attiene maggiormente sia quella Soggetto–Verbo–Oggetto, spesso l’ordine è modificato a seconda dell’enfasi che si vuol dare alle diverse parti della frase. Ciò avviene perché la presenza dei casi rende quasi totalmente inutile l’ordine delle parole per stabilire la loro funzione all’interno della proposizione. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in russo, clicca qui
SERBO (SR)
Famiglia di appartenenza: SLAVE
Alfabeto di appartenenza: CIRILLICO/LATINO

ungherese

La lingua serba è diffusa soprattutto in Serbia e Montenegro ed è usata da circa 9 milioni di parlanti.

Rispetto al croato, il serbo costituisce la variante di una tradizione linguistica che è sostanzialmente unitaria: serbo e croato hanno cioè una base linguistica comune, anche se la suddivisione religiosa (cattolici i Croati, ortodossi i Serbi) e la diversa storia politica, oltre ai particolarismi locali, ha determinato la formazione di due diverse tradizioni di lingua scritta.
Fino ai primi anni ’90, infatti, il serbocroato (o croatoserbo) era considerata a tutti gli effetti una lingua unica, seppur con due varianti, e questo concetto fu ribadito più volte anche con accordi ufficiali, ultimo tra questi quello di Novi Sad nel 1954, con l’intento di sottolineare il legame tra i popoli slavi.

Di fatto però sia i serbi che i croati si sono sempre dimostrati molto attenti a ribadire la propria autonomia e identità anche sul piano linguistico, per cui con la guerra nell’ex Jugoslavia negli anni ’90 si pose fine al concetto di unità linguistica ed entrambe le nazionalità hanno sempre più preso le distanza l’una dall’altra.

Il serbo ricorre all’alfabeto cirillico, tuttavia è ancora in uso l’alfabeto latino.

Il serbo una caratteristica abbastanza rara, per la quale le parole vengono scritte pressoché come vengono pronunciate, cioè ogni lettera rappresenta un suono differente.

A livello fonetico e morfologico, il serbo documenta maggiori balcanismi, costruzioni linguistiche simili che si ritrovano anche nelle pur diverse lingue albanese, bulgaro e rumeno e documentano un comune substrato balcanico. Inoltre, sono presenti numerosi termini provenienti dal greco e dal turco.

L'accento del serbo è detto musicale, caratterizzato da diversi tipi di intonazione. Il suo vocalismo è molto semplice, costituito da cinque fonemi, e corrisponde a quello del neogreco.

Nel sistema verbale, caratteristica del serbo è la tendenza ad eliminare l'infinito, sostituito mediante una proposizione secondaria introdotta dal pronome relativo. Il sistema flessivo è ben conservato e presenta 7 casi. Non esiste invece l’articolo.

I generi sono maschile, femminile e neutro.

Per quanto riguarda i verbi, una caratteristica della lingua serba è rappresentata dai verbi momentanei e durativi, come, per esempio, "dati" e "davati": dati - dare sul momento e davati - dare ripetutamente.

FAQ
Quando si traduce in serbo, si deve adottare l’alfabeto latino o cirillico?
Entrambi sono accettati, dipende anche dall’area geografica a cui è destinato il testo. La cosa migliore è consultarsi con un eventuale referente locale (importatore, distributore, agente, ecc.); la tendenza tuttavia è quella di privilegiare sempre più l’alfabeto cirillico.

L’alfabeto cirillico serbo è esattamente identico a quello russo?
Ci sono alcune lettere in meno. Inoltre, la pronuncia di alcune lettere in serbo è diversa. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in serbo, clicca qui
SLOVACCO (SK)
Famiglia di appartenenza: SLAVE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Lo slovacco è attualmente parlato da oltre cinque milioni di persone ed è lingua ufficiale della Repubblica di Slovacchia che, insieme alla Repubblica Ceca, è il più giovane Stato europeo: entrambe, infatti, sono nate il 1° gennaio 1993 dalla divisione pacifica della Cecoslovacchia.

Nel 2004 la Slovacchia ha realizzato entrambi i suoi principali obiettivi di politica estera con l'ingresso nella NATO e nell'Unione europea, e di conseguenza lo slovacco è diventato lingua comunitaria.

Lo slovacco è una lingua indoeuropea che fa parte del gruppo delle lingue slave occidentali, insieme al polacco, al serbo e al ceco; con quest’ultimo, in particolare, ha legami molto stretti e condivide numerosi aspetti.

La lingua slovacca utilizza l’alfabeto latino con l’aggiunta di quattro segni diacritici posizionati su alcune lettere. L’accento, nella lingua standard, cade sempre sulla prima sillaba.

Le preposizioni vengono pronunciate unite alla parola che segue, tranne nel caso in cui la parola sia composta da un numero pari o superiore a quattro sillabe oppure quando la preposizione è collocata ad inizio di frase.

Lo slovacco possiede un sistema flessivo caratterizzato dall’uso di 7 casi; il vocativo tuttavia è utilizzato molto raramente.

Dal punto di vista lessicale, le somiglianze rispetto al ceco sono numerose e le principali differenze si registrano a livello di ortografia e pronuncia. Dal punto di vista grammaticale, invece, lo slovacco presenta una grammatica più semplice, dato che ha una tradizione letteraria più giovane. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in slovacco, clicca qui
SLOVENO (SL)
Famiglia di appartenenza: SLAVE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

sloveno

Lo sloveno è una lingua slava meridionale. È la lingua ufficiale della Slovenia ed è parlata nel mondo da circa 2 milioni di persone: in Slovenia, Italia, Austria, Croazia, Ungheria, Stati Uniti.

Malgrado la sua classificazione, lo sloveno presenta qualche caratteristica delle lingue slave settentrionali, perciò costituisce un punto di transizione tra questi due gruppi. Le lingue più simili allo sloveno sono il serbo, il croato e lo slovacco. Nel vocabolario e nella fraseologia c'è inoltre un grande influsso della lingua tedesca.

L'alfabeto ha 25 lettere, di cui 5 vocali (a, e, i, o, u) e 19 consonanti. È ritenuta invece "semivocale" la lettera "r" e questa particolarità si nota nelle molte parole slovene prive di vocale. Si tratta solitamente di monosillabi dove la "r" sostiene appunto il ruolo di vocale. Anche nella divisione in sillabe è prevista l'esistenza di sillabe prive di vocali se la "r" ne fa le veci.

L'accento non è legato a una determinata sillaba e può cadere su sillabe differenti in forme differenti della stessa parola. L'accento è dinamico, ma in alcuni dialetti sloveni esiste anche un accento musicale. Non si usano segni grafici per indicare la sillaba tonica.

La lingua slovena distingue cinque parti del discorso flessibili e quattro non flessibili. Le parti flessibili sono: sostantivo, aggettivo, verbo, pronome e numerale. Le forme non flessibili sono: avverbio, preposizione, congiunzione ed interiezione.

Il sostantivo segue la declinazione, cioè cambia forma secondo caso e numero. Ci sono tre generi grammaticali (maschile, femminile, neutro) e tre numeri (singolare, duale, plurale). Il numero duale viene usato quando ci si riferisce a due oggetti o persone.
I casi sono sei: nominativo, genitivo, dativo, accusativo, locativo, strumentale. Analogamente al latino, i casi si formano con diversi suffissi. Questi suffissi variano non solo per ogni caso di ogni numero, ma sono anche diversi per ognuna delle quattro declinazioni. La prima declinazione comprende sostantivi che finiscono in –a, prevalentemente femminili. La seconda declina i sostantivi femminili senza desinenza, cioè terminanti in consonante. Nella terza sono inclusi tutti i sostantivi maschili (di norma finiscono in consonante). La quarta declinazione è riservata ai sostantivi neutri che possono avere desinenza –o oppure –e.

Non esistono gli articoli.

Per le forme personali del verbo si possono distinguere: persona, numero, genere, modo, tempo, aspetto e diatesi. Si distinguono tre persone (prima, seconda, terza). Il numero può essere singolare, duale, plurale, ed il genere maschile, femminile, neutro. I modi sono indicativo, condizionale e imperativo. I tempi usati sono essenzialmente tre (presente, passato, futuro), ma si può esprimere anche il trapassato e il futuro anteriore che però si usano raramente. Per diatesi il verbo può essere transitivo o intransitivo con forma attiva, passiva o riflessiva. Come in tutte le lingue slave, il verbo ha una caratteristica fondamentale che si chiama aspetto e non esiste in italiano. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in sloveno, clicca qui
SVEDESE (SV)
Famiglia di appartenenza: GERMANICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Lo svedese appartiene alla famiglia delle lingue indoeuropee e fa parte del sottogruppo delle lingue scandinave, insieme al danese, al norvegese e all’islandese.

È parlato da circa 9 milioni di persone in Svezia, Finlandia (dove è la seconda lingua ufficiale dopo il finlandese), Norvegia ed Estonia.

La lingua svedese è attestata in documenti scritti solo a partire dal XIII secolo, quando furono raccolte in forma scritta le prime leggi regionali. Un’altra tappa fondamentale per l’evoluzione di questa lingua è costituita dalla traduzione della Bibbia, nel XVI secolo.

Come le altre lingue scandinave, lo svedese è una delle poche lingue indoeuropee che non coniuga i verbi secondo la persona e il numero.
I nomi e gli aggettivi si declinano in base a due diversi generi e casi (nominativo e genitivo) e secondo il numero.

Come in altre lingue germaniche, vi sono articoli determinativi e indeterminativi; tuttavia, in assenza d’aggettivi, l’articolo determinativo è costituito da un suffisso che si aggiunge al nome e che varia secondo il genere. Se invece sono presenti aggettivi, il suffisso rimane, ma si ha anche un articolo vero e proprio, ovvero den per il comune singolare, det per il neutro singolare, de per tutti i nomi plurali. Gli aggettivi hanno due declinazioni: forte e debole. Ciò dipende dalla presenza o assenza di articoli definiti. La mancanza dei casi è compensata dalla presenza di un’ampia varietà di preposizioni.

Nella lingua scritta sono presenti ben nove vocali, ognuna delle quali può essere lunga o breve nella pronuncia.

La sintassi mostra caratteristiche comuni alla lingua inglese e tedesca. L’ordine delle parole, ad esempio, è equiparabile a quello inglese (Soggetto-Verbo-Oggetto), inoltre l’aggettivo precede obbligatoriamente il sostantivo, ma a parte queste caratteristiche, per la sua morfologia lo svedese è una lingua molto conservativa.

Dal 1° gennaio 1995 la Svezia è entrata a far parte dell’Unione Europea e lo svedese si è pertanto aggiunta alle altre lingue ufficiali comunitarie.

Insieme ad altri Paesi del Nord Europa come Finlandia, Olanda e Danimarca, la Svezia è uno dei Paesi dell’Unione Europea più multilingue, in cui cioè vi è una percentuale molto alta della popolazione che conosce almeno una lingua straniera. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in svedese, clicca qui
TURCO (TR)
Famiglia di appartenenza: TURCHE / ALTAICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

Il turco è la lingua ufficiale in Turchia, ed è parlato da circa il 90-95% della popolazione. Il restante 5-10% della popolazione turca è di origine etnica differente e, oltre alla lingua ufficiale turca, nella vita quotidiana parla la propria lingua madre.

Il numero complessivo dei parlanti il turco è di circa 250 milioni in Turchia, a Cipro (dove è una delle lingue ufficiali, insieme al greco) e nel mondo in circa 35 altri paesi, tra cui l’Azerbaijan, la Bulgaria, la Grecia, la Macedonia, la Romania e l'Uzbekistan.

Il turco fa parte di un insieme di lingue tra loro strettamente correlate, le lingue turche meridionali, che include anche il turco balcanico, il gagauz e il turco khorasani.

Come il finlandese e l'ungherese, il turco è una lingua agglutinante, che cioè forma le parole partendo da una radice e aggiungendo ad essa prefissi o suffissi per modificarne il significato. La struttura della frase è Soggetto+Oggetto+Verbo come in giapponese e in latino.

L’estrema logicità e razionalità della lingua turca ha fatto sì che fosse scelta come schema per l'esperanto.

Sino al 1928, il turco utilizzava una versione modificata dell'alfabeto arabo. Nel 1928, nell’ambito del progetto di occidentalizzazione del paese, Kemal Atatürk vietò l’uso dell’alfabeto arabo per imporre in via definitiva l’alfabeto latino. Furono aggiunti, creandoli a tavolino, tre caratteri nuovi che non esistevano in nessun’altra lingua. Molte parole persiane e arabe, che avevano influenzato il linguaggio letterario dell'Impero Ottomano, furono eliminate dalla lingua e sostituite da nuovi vocaboli. Si trattò quindi di una vera e propria rivoluzione linguistica che aveva come obiettivo l’alfabetizzazione di un’ampia fascia di popolazione, e pertanto l’uso di un alfabeto fonetico, dove a ciascuna lettera corrisponde un solo suono, facilitava sicuramente il compito.

Questa notevole trasformazione richiese tuttavia moltissimi anni prima di arrivare all'attuale lingua moderna turca, in quanto in quel periodo il tasso di alfabetismo era quasi del 20%. Ancora oggi, ci sono alcune difficoltà di comunicazione tra vecchia e nuova generazione. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in turco, clicca qui
UCRAINO (UK)
Famiglia di appartenenza: SLAVE
Alfabeto di appartenenza: CIRILLICO

ungherese

La lingua ucraina appartiene al sottogruppo orientale delle lingue slave, di cui fanno parte anche il russo e il bielorusso.

Dal 1990 è lingua ufficiale dello Stato ucraino, dove è parlata da 41 milioni di persone, anche se il russo è compreso praticamente da tutti. L’ucraino è anche parlato in Polonia, Slovacchia, Russia, Bielorussia, Canada, USA, Brasile, Romania, Moldavia, Portogallo, Australia e Argentina.

L’ucraino utilizza una versione particolare dell’alfabeto cirillico, che differisce da quello cirillico usato in Russia per lo più per ragioni fonetiche. Condivide la maggior parte del suo vocabolario con le altre lingue slave, in particolare con il russo, il bielorusso, il polacco e lo slovacco; la maggior influenza linguistico-culturale del russo si nota nelle regioni orientali, mentre in quelle occidentali la lingua risente maggiormente della vicinanza con l’area linguistica polacca.

La lingua ucraina ha sei vocali e due semivocali. La maggior parte delle consonanti possiede tre forme: dura, debole e lunga. Le regole di indebolimento o di durezza delle consonanti a causa delle vocali che le seguono sono complesse.

L'ucraino possiede sette casi (nominativo, genitivo, dativo, accusativo, strumentale, locativo, vocativo). Il vocativo è una forma particolare usata per rivolgersi a qualcuno, per chiamare, e non viene considerata come un complemento della frase.

I sostantivi, gli aggettivi ed i pronomi vengono flessi in base al sistema dei sette casi. Si distinguono inoltre tre generi (maschile, femminile e neutro) e due numeri (singolare e plurale). A seconda del genere e della desinenza i sostantivi vengono suddivisi in varie declinazioni, come in latino.

L'ucraino riconosce solo tre categorie di tempo verbale (passato, presente, futuro), ma grande importanza riveste la categoria dell’aspetto, come nelle altre lingue slave. Ogni verbo esiste in due aspetti, l’imperfettivo ed il perfettivo. Nel significato lessicale queste coppie aspettuali sono identiche. La forma imperfettiva del verbo esprime un'azione nel passato, nel presente, o nel futuro, che si attua in uno spazio di tempo indefinito, che riguarda la durata stessa dell'azione o che non è conclusa. La forma perfettiva del verbo presenta solamente la forma verbale del passato e del presente (che ha però un valore di futuro). Questa caratteristica del verbo permette di esprimere diverse funzioni, nonostante la scarsa quantità di informazioni temporali. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in ucraino, clicca qui
UNGHERESE (HU)
Famiglia di appartenenza: FINNO-UNGARICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

ungherese

L’ungherese (storicamente: magiaro) è una lingua del ceppo uralico o ugro-finnico, come l'estone e il finlandese, e si discosta pertanto dalla maggior parte degli idiomi europei.

È parlato in Ungheria, Romania, Slovacchia, Ucraina, Serbia, Croazia, Austria e Slovenia da circa 14,5 milioni di persone, delle quali 10 milioni vivono in Ungheria.

L'Ungheria è uno dei pochi paesi dell'Europa (accanto alla Svezia ad esempio) con una situazione linguistica semplice ed omogenea: più del 95% della popolazione usa la stessa lingua sostanzialmente uniforme come lingua madre e questa è anche la lingua nazionale del paese.

Come il finlandese e il turco, l’ungherese è una lingua agglutinante, cioè forma le parole partendo da una radice e aggiunge ad essa prefissi o suffissi per modificarne il significato; l’alfabeto adottato è quello latino. È considerata da molti linguisti come una lingua musicale, per varie ragioni, tra le quali la giusta proporzione esistente tra vocali e consonanti, la ricchezza del sistema consonantico (con i suoi 29 elementi, è uno dei più ricchi in Europa), l'alternanza delle vocali lunghe e brevi indipendentemente dall'accento fisso sulla prima sillaba, e la cosiddetta legge dell’armonia vocalica.

Dal punto di vista lessicale, il nucleo del lessico è di origine ugro-finnica, ma l'ungherese ha accolto e sta accogliendo molti prestiti da altre lingue.

Non vi è distinzione in generi grammaticali e il numero dei tempi verbali è piuttosto ridotto. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in ungherese, clicca qui
URDU (UR)
Famiglia di appartenenza: INDIANE
Alfabeto di appartenenza: URDU

urdu

L’urdu è la lingua nazionale del Pakistan e lingua ufficiale dell'amministrazione nazionale indiana.

È parlato in India, Pakistan, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar e Arabia Saudita da circa 61 milioni di parlanti nativi e 104 milioni di parlanti in totale.

L'urdu è una lingua indoeuropea della famiglia indoiraniana e fa parte del gruppo indoario. Si è sviluppata nell'Asia meridionale grazie all’influenza del persiano, del turco e dell’arabo, nel periodo compreso tra il 1200 e il 1800. La parola urdu, in turco, significa accampamento, e designava la lingua parlata dalle truppe della dinastia moghul accampate attorno a Delhi. Inoltre, per i frequenti contatti commerciali tra il 1500 e il 1700, lo sviluppo della lingua accolse influenze dal portoghese e persino dal francese e dall’olandese.

A livello grammaticale, la sua struttura è analoga a quella della lingua hindi. La differenza più sostanziale è a livello grafico: infatti mentre l'hindi ricorre all'alfabeto devanagari, l’urdu utilizza i segni grafici arabo-persiani.

A livello lessicale, a differenza dell'hindi, che per l’80% è composto da parole di origine sanscrita, l'urdu ricorre a termini di origine araba o persiana, in particolare nei settori semantici riguardanti religione, terminologie e letteratura.

L’urdu è considerata una delle lingue più belle del mondo, per la sua eleganza e musicalità. Ampiamente diffusa anche nelle regioni settentrionali dell’India, dove era lingua ufficiale, ebbe tuttavia un declino con l’indipendenza dell’India, quando fu abolita dall’insegnamento nelle scuole in favore dell’hindi. La letteratura urdu è ricca soprattutto di poesia, anche se a partire dalla metà del XIX secolo ha avuto forte sviluppo la prosa con opere teatrali, storiografia e narrativa e nel XX secolo anche la prosa giornalistica.

La tutela, la promozione e la diffusione dell’urdu come lingua nazionale sono affidate alla Società per lo sviluppo della lingua urdu, fondata nel 1903, che tra le altre cose si occupa della pubblicazione di dizionari in urdu e contribuisce allo sviluppo della lingua anche a livello informatico.

FAQ
In che direzione si scrive e si legge l’urdu?
L’urdu si scrive e si legge da sinistra a destra. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in urdu, clicca qui
USBECO (UZ)
Famiglia di appartenenza: TURCHE / ALTAICHE
Alfabeto di appartenenza: LATINO

usbeco

L’usbeco è la lingua parlata in Uzbekistan da circa 14 milioni di persone, in Tagikistan da oltre 1 milione, ma anche in Kirghizistan, in Kazakistan, in Turkmenistan e nello Xinjiang, in Cina.

L’usbeco ha subito l'influenza dell’arabo e del russo, dal tempo in cui l'Uzbekistan era sotto il dominio dapprima zarista e poi sovietico. Il lessico presenta inoltre delle affinità con le lingue dei popoli vicini, tra cui il persiano, l’urdu e l’hindi.

Dal 1927 a oggi l’usbeco ha adottato alfabeti diversi, dall’alfabeto arabo a quello latino, fino a quello cirillico imposto nel 1940; con la fine dell'Unione Sovietica, nel 1992 è stato definitivamente reintrodotto l'alfabeto latino. In Cina, i parlanti usbeco utilizzano invece un alfabeto derivato da quello arabo-persiano.

Tra le caratteristiche peculiari di questa lingua vi è l’accento, che cade generalmente sull’ultima sillaba, tranne nel caso di pochi suffissi che non sono mai accentati.

L’ordine delle parole è Soggetto-Verbo-Oggetto.

L’aggettivo in genere compare prima del nome, gli avverbi prima dei verbi.

L’usbeco ha molti dialetti, diversi da regione a regione. È considerata da alcuni linguisti un dialetto usbeco anche la variante parlata dalle etnie usbeche che vivono nel nord dell’Afghanistan.

FAQ
Esistono in usbeco dei caratteri speciali che potrebbero dare problemi di visualizzazione?
No, la lingua si basa sull’alfabeto latino e non dà problemi di visualizzazione. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in usbeco, clicca qui
YIDDISH (YI)
Famiglia di appartenenza: GERMANICHE
Alfabeto di appartenenza: EBRAICO

yiddish

Lo yiddish è la lingua usata da circa 3 milioni di parlanti ebrei dell’Europa orientale e loro discendenti in altri paesi nel mondo. Lo si può trovare negli Stati Uniti, in Israele, Ucraina, Bielorussia, Russia, Polonia, Canada, Argentina e altri.

Ha la sue origini nel tedesco medievale ed è pertanto una lingua germanica, con forti influenze dell'ebraico e delle lingue dei paesi che hanno ospitato gli ebrei ashkenaziti (tra cui polacco e russo).

Tra il 1500 e il 1700, la lingua si diffonde in nuove aree dell'Europa (Italia settentrionale, Olanda, Alsazia, paesi baltici e Germania settentrionale) e comincia a differenziarsi in dialetti differenti tra l'occidentale e l'orientale, dovuti all'influsso più o meno forte delle lingue slave e del tedesco. La lingua occidentale subisce un lento declino, mentre quella orientale si sviluppa e diventa lingua letteraria e nasce una letteratura vera e propria in lingua yiddish, che spazia in tutti i generi. Nel 1800 si hanno consistenti migrazioni verso gli Stati Uniti, la Palestina e il Sud America, luoghi nei quali viene esportata anche la lingua. Lo yiddish oggi è frutto di processi di adozione e di rigetto di termini in una data lingua a seconda del loro significato; di innovazioni fonologiche, di slittamenti semantici e di mutazioni morfologiche e sintattiche.

Le principali componenti della lingua yiddish sono quella germanica, che costituisce circa l'80% del lessico e della sintassi e coinvolge soprattutto la sfera della vita quotidiana e dei suoi affari. È presente poi anche una componente ebraico-aramaica, che costituisce quasi il restante 20% e si occupa solo di ciò che riguarda la sfera religiosa e della sapienza ebraica ad essa attinente. La componente slava si riferisce soprattutto alla casa ed alla famiglia. Le lingue più coinvolte da questo fenomeno sono il bielorusso, l'ucraino ed il polacco.

D’altra parte, numerose sono le parole di origine ebraica che sono state deviate dallo yiddish, per esempio in inglese americano o in cockney (la variante dialettale parlata nell’East End londinese).

Come tutte le lingue «giudaiche», lo yiddish è scritto in una variante modificata dell'alfabeto ebraico, il cosiddetto Quadratschrift («scrittura quadrata»: i caratteri ebraici si devono scrivere secondo le proporzioni di un ipotetico quadrato, oppure fuoriuscirne in un solo loro elemento). L'alfabeto ebraico-yiddish, a differenza di quello ebraico classico, nota completamente le vocali e i dittonghi ma solo nell'elemento non ebraico; i prestiti ebraici sono notati nella grafia originale priva di vocali.

Lo yiddish si scrive e si legge da destra verso sinistra.

FAQ
Esiste una differenza in yiddish tra minuscolo e maiuscolo?
No, il maiuscolo non esiste. 

Se hai bisogno di un preventivo per una traduzione in yiddish, clicca qui




Copyright © 2011 interlanguage s.r.l.
Str. Scaglia Est, 134 - 41126 Modena, Italy

Tel. +39 059 344720 - Fax +39 059 344300
P.IVA 01747500369

   e-mail: info@interlanguage.it
Note Legali - Dati Societari Webdesign:Click Shop